Ansa – 070108 – Morto de Banfield Tripcovich, musicista e armatore

(ANSA) – TRIESTE, 7 GEN – Compositore e musicista di pregio, nonché erede della storica compagnia di navigazione Tripcovich, il barone Raffaello de Banfield, morto la scorsa notte a 85 anni, nella sua abitazione, a Trieste, ha trascorso un'intera vita, fra Europa e Stati Uniti, fra i successi artistici e le disavventure imprenditoriali. Nato a Newcastle on Tyne, in Gran Bretagna, nel 1922, da Goffredo de Banfield, l'asso dell'aviazione asburgica noto come l'"aquila di Trieste", e da Maria Tripcovich, figlia di quel Diodato che nel 1895 aveva fondato la ditta di armamento e agenzia marittima che portava il suo nome, il barone Raffaello ("Falello" per gli amici) aveva studiato in Svizzera, a Bologna, al Conservatorio "Benedetto Marcello" di Venezia sotto la guida di Gian Francesco Malipiero, a Trieste con Vito Levi ed infine a Parigi dal 1946 al '49. Poliglotta (parlava indifferentemente italiano, francese, inglese e tedesco), aveva vissuto in America per una decina d'anni. E' stato autore di opere, balletti e liriche. Il suo poema coreografico "Le Combat", nel 1949, gli ha dato fama internazionale e ha superato le 2.000 repliche. Molto eseguiti anche i balletti "Agostino", su soggetto di Moravia, e "Quatuor", rappresentato da Bejart. Dal 1972 e per 23 anni, de Banfield è stato direttore artistico del Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. Ha anche retto la direzione artistica del Festival dei due mondi di Spoleto. Come regista ha svolto attività sia al Maggio musicale con l'"Ernani" diretto da Mitropulos, che in vari teatri europei. Se sul piano culturale la vita di Raffaello de Banfield è stata ricca di successi e soddisfazioni, non altrettanto è accaduto sul piano imprenditoriale. Alla morte del padre, nel 1986, Raffaello si è trovato alla testa di una società che controllava le attività marittime della Tripcovich (rimorchiatori), lo storico palazzo del Tergesteo e un sostanzioso pacchetto di azioni delle Assicurazioni Generali. Con l'arrivo di Agostino Della Zonca, le cose sono cambiate rapidamente: la Tripcovich è diventata una holding quotata in Borsa, che controllava 124 diverse società nel campo armatoriale, dei trasporti, delle spedizioni, finanziario-assicurativo, ma al tempo stesso ha perso per strada le sue attribuzioni storiche. Nel 1994, in seguito ad alcune operazioni spregiudicate, l'impero si è sfaldato. Nel luglio è stato decretato il fallimento e da agosto si è sviluppata l'azione penale. De Banfield ha perso tutti i suoi beni, è stato sospeso dai diritti civili, ma ha restituito spontaneamente sei miliardi di lire al curatore fallimentare e ha scritto un'accorata lettera di scuse alla città. La stessa città, che nel 1973 gli aveva consegnato il "San Giusto d'oro" e alla quale, nel 1992, alla chiusura del Teatro Verdi per restauro, aveva consegnato, in tempi brevissimi, una stazione delle autocorriere trasformata nella funzionale Sala Tripcovich, tuttora in attività. (ANSA).