Ancora un ricordo dell’esule fiumano Mario Sirola Diracca

A Città Sant’Angelo, in quel di Pescara, è venuto purtroppo a mancare il 22 novembre, all’età di 87 anni, succube di un grave mieloma multiplo, Mario Sirola Diracca, stimato consigliere del Libero Comune di Fiume in Esilio – Associazione Italiani Fiumani nel mondo, presidente del Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia di Pescara e membro dell’Esecutivo nazionale dell’ANVGD. Esule fiumano, figlio di un legionario, era un uomo di nobili valori, sensibile, generoso, con il quale era sempre piacevole collaborare, ma anche un tassello importantissimo dell’esilio istriano, giuliano e dalmata. Attraverso la sua storia personale ha dato la possibilità a molti italiani che non ne sapevano nulla, di conoscere il dramma dell’esodo.

Con profonda commozione la dirigenza nazionale e tutti i rappresentanti territoriali dell’ANVGD hanno espresso il loro cordoglio per la sua scomparsa.

“Nato a Fiume in una famiglia dai grandi sentimenti patriottici – ricorda con affetto il presidente nazionale dell’ANVGD Renzo Codarin – Mario è stato un dirigente importantissimo per la nostra associazione. Abbandonata la città natale alla fine della Seconda guerra mondiale, la sua famiglia visse l’esperienza del Campo profughi e quando poté scegliere una destinazione in cui stabilirsi suo padre Arturo, che era stato legionario di Gabriele d’Annunzio a Fiume, durante la Reggenza italiana del Carnaro, scelse Pescara, proprio perché era la città in cui era nato il Vate e suo comandante”.

Mario Sirola Diracca era infatti figlio del Cavalier Arturo Diracca, nato a Fiume l’8 novembre del 1899, figlio di Girolamo, di professione odontotecnico, legionario di D’Annunzio e di Maria Sirola.

“Grande dispiacere per la scomparsa di un esule vero e genuino che ha creduto nei suoi valori e li ha trasmessi con entusiasmo”. Così lo ricorda, con commozione, la vicepresidente nazionale dell’ANVGD Donatella Schürzel.

Innamorato della sua Fiume, sempre in prima fila per ricordare il dramma dell’esodo, era molto legato anche a Città Sant’Angelo, località in provincia di Pescara, dove viveva e il cui sindaco Matteo Perazzetti, appena appresa la notizia della sua morte, lo ha ricordato esprimendo profonda tristezza per la scomparsa di quella che ha definito una persona straordinaria. Un uomo che ha vissuto la tragedia delle foibe e che ha tenuto vivo il ricordo del massacro degli italiani per mano dei comunisti titini. Anche il sindaco di Pescara, Carlo Masci, appena appresa la notizia della sua scomparsa, ha espresso sentito cordoglio e vicinanza alla famiglia a suo nome e a nome del Consiglio e dell’amministrazione comunale. “È con profondo dolore che apprendo della scomparsa del caro Mario Sirola Diracca, esule fiumano, promotore instancabile della memoria dell’esodo e voce appassionata delle vicende della sponda orientale dell’Adriatico, dove era rimasto il suo cuore. Un uomo generoso che amava profondamente l’Italia, orgoglioso della propria cultura e della propria identità, un cittadino esemplare”.

“Con Mario Sirola Diracca la nostra comunità perde un cittadino esemplare, una voce unica nel racconto di una delle pagine più buie dello scorso secolo, le foibe. Presidente dell’Associazione Nazionale Esuli Venezia Giulia Dalmazia, con la sua testimonianza sulla vita a Fiume negli anni del fascismo, Mario ha tenuto viva la memoria delle foibe in molte generazioni di studenti pescaresi. Lui che aveva scelto la nostra città e l’Abruzzo come nuova casa. Ho avuto il piacere di conoscerlo personalmente quando, in qualità di presidente del Consiglio comunale, abbiamo organizzato insieme più ricorrenze della Giornata del ricordo, coinvolgendo le scuole e il futuro. La sua scomparsa rappresenta una grandissima perdita per tutti noi. Alla sua associazione e alla sua famiglia un caloroso abbraccio”, ha detto il consigliere regionale Antonio Blasioli. Anche per la realizzazione del monumento all’interno del Parco Guy Moll, dedicato alle vittime delle foibe, è stato determinante il suo intervento. Un gentiluomo amabile, che sapeva con delicatezza parlare ai giovani e tramandare una memoria per troppo tempo dimenticata. Mario è stato un punto di riferimento per gli esuli istriani, fiumani e dalmati, un intellettuale prezioso che ha saputo interpretare i nostri tempi con un fortissimo attaccamento ai valori dell’Italia.

Molto attivo sui social, soprattutto su Facebook, in particolare dacchè la scorsa estate era rimasto vedovo di Marcella e ancora di più da quando s’era ritrovato costretto a letto dalla malattia, in uno dei suoi ultimi post, volendo ricordare il 4 maggio del 1949, scrisse: “Vestido militar magro, afamado, atorno ala radio asieme a altri muli come mi, go pianto e me son disperà per l’Ezio, per la solitudine per i genitori amuciadi nela aula de una vecia scola, per la delusion de una Italia ingrata verso i sui figli miliori, per le promesse non mantenude e false, per i noni restadi a Fiume, per un destino infame che ga portà una familia benestante, dale stele ale stale. Xe pasadi 70 ani e ancora qualche note me vien l’incubo e me trovo tuto sudado ricordando el colegio statal de San Benedeto del Tronto.” E in un post del 31 luglio 2020 scrisse: “Mi me bato da sempre, come da tradizione de familia, per el perdono da tute le parti, per la conciliazion, per la Fiumanità dei ‘drento e dei fora’ – i me ga dado del fasista, del comunista ma no me importa -; mi amo la mia tera, el mio ciel e el mio mar – e me baterò sempre per Fiume – fino ala morte!”.

Di lui, nel gruppo su Facebook MondoEsuli e in quello “Basta coi rancori”, creato e gestito dalla nostra Tiziana Dabović, in cui è stato attivo e partecipe quasi fino all’ultimo giorno, Antonio Ballarin, già presidente di FederEsuli e dell’ANVGD e suo grande amico, ha scritto: “La tua testimonianza, guerriera, alla nostra, un po’ ruvida e burbera, ma capace di sorridere e generare compagnia, sempre col sorriso sulle labbra, ha dato vita a una rete di rapporti che oggi si sostanziano in mille progetti condivisi, in mille attività, in mille sogni. Una rete di cui MondoEsuli e i mezzi social tanto di moda in quest’era, sono solo dei piccoli strumenti messi in piedi in questi anni, ma che hanno trasformato il nostro tessuto, riaggregando e riunendo gente sparpagliata e, talvolta, offuscata dalla difficoltà nel trovare una propria identità. Ma il sogno tuo più grande è lo stesso che ho io e che ci raccontavamo ogni volta che ci si vedeva: continuar a sentir parlar dialeto ne la nostra tera anche dopo la nostra morte e morir con el Quarnar nei oci, convinti, come semo, che gnente xe finido, ma tuto cominzia… sempre, anche adeso, anche in una nova vita”.

La sua scomparsa ha lasciato affranti il figlio David, la figlia Laura, la nuora Cristina, i nipoti Carlotta, Matteo e Beatrice, i pronipoti Daniel e Gioia, i familiari ancora residenti a Fiume e gli amici tutti. I funerali di Mario Sirola Diracca si sono tenuti a Città Sant’Angelo, nella collegiata di San Michele. Rimarrà per sempre nel cuore di chi ha avuto il piacere di conoscerlo. 

 

Fonte: La Voce del Popolo – 27/11/2021 

 

Arcipelago Adriatico: Il saluto a Mario Diracca di Donatella Bracali, vicepresidente del Comitato provinciale di Pescara dell’Anvgd – 24/11/2021 

 

Voglio ricordare il grande amico Mario Diracca con questa Torre civica che lui donò al museo di Fiume nel 2012. La Torre civica fu data ai Diracca dalla vedova di Mario Blasich uno dei capi autonomisti di Fiume, il quale ormai anziano e paralitico fu strangolato nel suo letto da due partigiani slavi Pilepic e Smerdelj il 4 maggio 1945 a Fiume occupata. 

La vedova di Blasich diede ai Diracca la Torre civica affinché la portassero in esilio e per paura che i titini tornassero in quella casa per rubare ancora e distruggessero la Torre a cui teneva particolarmente il marito. 

Questa testimonianza mi fu fatta dal compianto Mario Diracca e così ve la riporto. 

 

Marino Micich 
Museo Archivio Storico di Fiume a Roma 

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