Ancora insistono: Marco Polo era croato

La Comunità turistica croata (una specie di ente del turismo) ha presentato a Curzola una brochure e un filmato di un quarto d'ora su Marco Polo, nel quale si descrivono ampiamente le prove scientifiche (?) della sua nascita nell'isola dalmata, quindi di madrepatria croata (La Voce del Popolo del 5/9/2007 http://www.anvgd.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1079&Itemid=144).

Diciamo subito che questo ennesimo tentativo di appropriazione identitaria non è affatto nuovo per le autorità croate. E chiariamo anche che Marco Polo è universalmente riconosciuto come nato a Venezia, da una quantità così enorme di studi e studiosi, da seppellire l'intera isola di Curzola. Essendo però la famiglia di origini dalmate, non si può escludere a priori un coinvolgimento dell'isola nella storia di qualcuno dei suoi avi, il che è tutt'altro che dargli la cittadinanza di Curzola.

Appare poi quantomeno risibile l'affermazione che quindi la sua patria sarebbe la Croazia. L'ignorante (colui che ignora) di turno dimentica che la Croazia a quel tempo non esisteva e tutta quella zona era territorio della Serenissima, con popolazione autoctona di cultura latino-veneta.

Con la stessa proporzione potremmo dire che Niko Bulic, direttore della Comunità turistica croata, è cittadino dell'Impero romano e quindi romano a tutti gli effetti.

Probabilmente questi benemeriti creatori di fantasie non avevano a scuola degli ottimi voti in Storia e soprattutto non sono in grado di fotografare gli avvenimenti storici nella giusta sequenza.

Dobbiamo comunque capirli, arrampicati sugli specchi delle vicende passate nell'inutile tentativo di croatizzare qualsiasi stormo di uccelli fosse mai lì passato, seppur per raggiungere lo svernamento nei paesi più caldi. Occhio ai turisti, quindi: se vi fermate più di un mese in territorio croato, potreste anche trovarvi col passaporto ad honorem.

Ma a parte le facili battute a cui questi ignoranti-coloro che ignorano si espongono, resta preoccupante  che la brochure è stata stampata in 150mila copie in croato, inglese, cinese e giapponese, mentre il filmato girerà in croato, inglese, giapponese, cinese, russo e spagnolo. Pensavano forse di passare inosservati, evitando accuratamente l'italiano. Peccato, il loro bel cortometraggio avrebbe fatto un'ottima figura al divertente programma televisivo del sabato sera "La sai l'ultima?"