28.11.2025 – È stato presentato a Udine il libro di Elio Varutti intitolato La patria cercata. Ricordi di italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia in Toscana, pubblicato a Firenze, da Aska edizioni nel 2025.
L’evento si è tenuto il giorno 11 novembre nell’aula 1 della Università della Terza Età (UTE), presieduta dalla professoressa Maria Letizia Burtulo, in via Piemonte 82, durante le lezioni del Corso “Risorgimento ed Esodo Giuliano Dalmata. Sociologia del Ricordo” tenuto dallo stesso Varutti, che è uno dei dirigenti del Comitato provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD).
Il libro, ricco di testimonianze ed immagini inedite, è sulla storia degli esuli giuliano dalmati sistematisi in Toscana negli anni ’50, una volta usciti dai Campi profughi e dai luoghi di prima accoglienza. Si viene a conoscenza così della vita nei campi profughi, nei villaggi per i rifugiati, o nelle case private di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Pisa e Siena. Molti di loro passarono, dopo i centri profughi di Trieste, per il Centro smistamento profughi di Udine, dove le autorità li sventagliarono in oltre 140 strutture di raccolta profughi sparse in Italia (vecchie caserme, ex campi di concentramento fascisti, collegi, colonie marine, magazzini e così via).
Nel libro si legge del complesso cammino verso l’integrazione sociale. Non è stato facile passare da profughi a cittadini. Sono stai utili l’abitazione, la religione, il lavoro e gli affetti familiari, anche con matrimoni con gli autoctoni. È stato scritto che: “Avevano perso la patria i profughi giuliano-dalmati, a causa delle annessioni jugoslave del 1947. Con grande volontà la cercarono in altre località italiane, ritrovandola in vari luoghi toscani con grande umanità dei singoli. È stato detto che questo libro non è solo una narrazione storica, ma un tributo alla resilienza e all’adattabilità umana nel contesto dell’esodo giuliano-dalmata, ascoltando varie campane”. All’opera, assai documentata, hanno contribuito Claudio Ausilio, esule di Fiume a Montevarchi (AR), per il Campo profughi di Laterina (AR), da dove transitarono oltre 10 mila persone e Francesco Ostrogovich, per le immagini dei centri profughi di Massa Carrara.
In certe regioni italiane, dopo un primo atteggiamento di contrarietà o di semplice diffidenza da parte di alcuni concittadini, ci fu l’integrazione nel lavoro, nella scuola, nelle cerimonie religiose e nell’assegnazione delle case popolari. È proprio il caso della Toscana, terra di accoglienza, come risulta dalle decine di testimonianze raccolte dallo stesso autore.

Si ricorda che Varutti, con l’insostituibile appoggio di Claudio Ausilio, nel 2021 ha dato alle stampe: La patria perduta. Vita quotidiana e testimonianze sul Centro raccolta profughi Giuliano Dalmati di Laterina 1946-1963, Aska edizioni, Firenze. In formato e-book e Kindle dal 2022. Seconda edizione cartacea dal 2023.
Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, nella Prefazione al volume ha scritto, tra l’altro, che il testo è del: “nostro” Elio Varutti, con la sua capacità di ascolto, intesa sia in senso professionale, da bravo sociologo, sia in senso umano, per la sua innata attitudine a percepire e a farci percepire non solo le storie che gli intervistati raccontano, ma anche le emozioni e le sensazioni che provano. E poi c’è sempre alle spalle il grande Claudio Ausilio, l’ispiratore dei due volumi, che con la sua pacatezza, ma anche la sua tenacia ha svolto infaticabile un’enorme mole di lavoro, cercando per mezzo mondo i testimoni e procurando l’occasione delle interviste.
Come in una “saga” cinematografica, un buon punto di partenza è il ritorno di alcuni dei personaggi originali, come il farmacista buono o i leggendari insegnanti del CRP, di cui si rivelano ulteriori aneddoti, e l’ingresso di nuove, appassionanti vicende.
Vicende molto diverse e variegate tra di loro: personaggi sconosciuti e altri poi diventati famosi, da Andretti a Marchionne, da quelli vicini al fascismo a quelli finiti nei lager per il loro antifascismo, da chi era pienamente italiano e chi non lo era; ma tutte accomunate dal far parte della stessa storia collettiva, quella istriana, fiumana, dalmata, con i suoi valori civili e morali”.
Fonte: Elio Varutti

