Aise – 060208 – GdR: il messaggio dell’Ass. Giuliani nel Mondo

TRIESTE\ aise\ – "Carissimi Amici, un recente sondaggio ha accertato
che buona parte degli Italiani sanno ancora molto poco del dramma delle
Foibe e dell'Esodo giuliano-dalmata, nonostante siano passati quasi 60 anni
da quei tragici eventi e quattro dall'istituzione della Giornata del
Ricordo. Solo il 40% degli intervistati sa esattamente cosa sono le Foibe ed
il 57% non ha mai sentito parlare dell'Esodo giuliano-dalmata. Solo il 22%
dei giovani intervistati ha una conoscenza storica di quei fatti". Comincia
con queste parole il messaggio del presidente dell'Associazione Giuliani nel
Mondo, Dario Locchi, in vista del prossimo 10 febbraio, data in cui si
commemora il dramma delle Foibe e dell'Esodo giuliano-dalmata.

      "Anche alla luce di questi dati", prosegue Locchi, "l'Associazione
Giuliani nel Mondo plaude a tutte le iniziative che, come avvenuto negli
anni scorsi, le Presidenze dei Circoli e dei Club giuliani, ed in
particolare di quelli prevalentemente composti da istriani, fiumani e
dalmati, hanno promosso, anche all'estero, nelle rispettive città, in
occasione della "Giornata del Ricordo".
      Infatti, "la Giornata del Ricordo ha il fine di sollevare il velo del
silenzio dalla tragedia delle Foibe e di riconoscere senza ambiguità il
torto orribile che fu compiuto ai danni delle popolazioni istriane, fiumane
e dalmate costrette all'Esodo".

      "Le vicende dell'emigrazione da Trieste e dalla Venezia Giulia negli
anni Cinquanta", ricorda il presidente dell'Associazione Giuliani nel Mondo,
"così come le vicende dell'Esodo degli istriani, fiumani e dalmati, che si
sono prolungate e proiettate in altri lontani Continenti, sono, quindi, come
si evince anche dal sondaggio, una pagina di storia, della storia italiana,
che deve essere innanzitutto conosciuta, e poi iscritta durevolmente nella
memoria collettiva nazionale".

      "Occorre, dunque, approfondire in modo organico e ricomporre secondo
verità, con completezza e con rigore scientifico", aggiunge, "questa pagina
della storia d'Italia, certamente drammatica, e se si vuole scomoda e troppo
a lungo rimossa, ma sicuramente significativa per la rilevanza del fenomeno
e per l'elevatissimo numero delle persone coinvolte".

      Per Locchi questa è "una pagina di storia che deve essere inserita nei
testi scolastici ed insegnata nelle nostre scuole, fatta conoscere ed
adeguatamente ricordata alla pubblica opinione, e specialmente alle nuove
generazioni, in Italia come nei Paesi di emigrazione. Tutto ciò rappresenta,
a ben guardare, un diritto per i nostri emigrati e per il nostro Paese un
dovere morale da compiere prima che sia troppo tardi".

      Ma "per sanare le ferite del passato, la memoria, anche se sempre più
largamente condivisa nel nostro Paese, a mio avviso, da sola non basta. Il
Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha affermato, in occasione
della sua recente visita a Lubiana, che la riconciliazione è già avvenuta
nell'Unione Europea, rendendo sostanzialmente superfluo quel "percorso della
riconciliazione" che Italia, Slovenia e Croazia avrebbero dovuto fare
assieme sui luoghi della memoria dei crimini commessi dal fascismo e dal
comunismo durante e dopo la seconda guerra mondiale".

      "Sicuramente il Capo dello Stato", sottolinea Locchi, "dice il vero
quando rileva che le popolazioni di queste nostre tormentate terre hanno
improntato i loro rapporti alla massima collaborazione e poche settimane fa
hanno valutato positivamente la caduta dei confini tra Italia e Slovenia. Ha
ragione il Presidente Napolitano quando dice che bisogna guardare al futuro
e non restare prigionieri del passato. Tuttavia, per giungere ad una vera
pacificazione, ho l'impressione che manchi un tassello, una condizione che,
purtroppo, non si è ancora verificata".

      "Credo, cioè, che come l'Italia ha fatto ripetutamente ammenda per gli
errori compiuti dal fascismo", si avvia alla conclusione il presidente
Locchi, "primo fra tutti la guerra, pagata a caro prezzo con le terre cedute
alla Jugoslavia, così mi pare che i tempi siano ormai maturi perché gli
Stati sorti dalla dissoluzione della Jugoslavia di Tito, in discontinuità
con il regime comunista dell'epoca, i quali o sono già entrati o si
accingono ad entrare a fare parte dell'Europa, riconoscano pubblicamente gli
errori e i crimini compiuti dal comunismo e dal nazionalismo jugoslavo".
      Infine, "solo così, a mio parere, si potranno finalmente rimarginare
le ferite di queste terre martoriate, premessa indispensabile per una
definitiva soluzione dei contenziosi ancora aperti, e per proficui rapporti
di cooperazione fra i nostri Paesi nella nuova Europa". (aise)