A Trieste la campana del ”Toscana” (Il Piccolo 20 nov)

Storia del porto e storia di Trieste, sempre indissolubilmente intrecciate. Se la presenza dei primi insediamenti portuali risalgono già all'epoca romana, la vera svolta avviene nel XVIII secolo quando Carlo VI d'Asburgo riconosce le potenzialità della posizione geografica in cui sorge la città giuliana. Così, dapprima promulga una Patente di Commercio per incentivare lo sviluppo mercantile e nel 1719 proclama Trieste porto franco. Grazie a questo importante sgravio fiscale, a Trieste giungono numerosi mercanti stranieri attratti dalle condizioni vantaggiose e viene adibita a porto una vasta area dotata di numerosi magazzini e di banchine per far attraccare le navi, una sorta di città nella città con migliaia di lavoratori. Ben presto però gli spazi risultano insufficienti e alla fine dell'Ottocento si avviano i lavori per la costruzione del Punto Franco Nuovo, senza provvedere però all'eventuale cura d' anime. Infatti la cappellania del Porto di Trieste è ufficialmente istituita appena il 23 ottobre 1959.

«A questo scopo Giovanni Tanasco, allora presidente dei Magazzini Generali – racconta don Roberto Gherbaz, coadiutore del cappellano – concesse in accomodato una parte del Magazzino 53, situato nel Punto Franco Nuovo».

Don Roberto puntualizza che si tratta di un «oratorio», da intendersi (proprio come indica il verbo latino orare, cioè pregare) come un luogo di preghiera, comunemente definito cappellania.

L'intitolazione a S. Andrea si rifà (come del resto l'omonimo rione) alla presenza di una piccola chiesa presente nella zona già alla fine del Seicento; anche se scarseggiano i dati in merito, si sa con certezza che a seguito della soppressione di tutti gli ordini minori decretata da Giuseppe II nel 1773, la struttura viene prima adibita a magazzino e poi demolita.

L'attuale edificio di culto si presenta a forma di capanna, con da un campaniletto a vela contenente una campana proveniente dalla motonave Toscana, ancora viva nella memoria per aver imbarcato migliaia di profughi istriani a Pola alla fine degli Anni Quaranta.

L'interno è arredato con numerosi elementi provenienti dalla cappella del celebre transatlantico Saturnia, come i banchi per i fedeli e l'altare marmoreo. Quest'ultimo presenta una mensa squadrata che sorregge un tabernacolo ad arco ed è caratterizzata da fori ai lati per collocarvi le candele ed evitarne la caduta durante la navigazione in caso di mare mosso.

L'effige di S. Andrea è invece rappresentata da un rilievo scultoreo dell'artista Carlo Sbisà, realizzato nel 1960 in terracotta, che ritrae il Santo nell'atto di scendere da una barca.

L'attività svolta, benché limitata, è comunque molto sentita: infatti ogni domenica alle 11 si celebra una messa con il sistema preconciliare, alla quale aderiscono numerosi fedeli soltanto per ascoltare il rito in latino.

Ma la cappella è utilizzata anche per qualche messa straordinaria o commemorativa ed è sempre disponibile su richiesta per celebrare altre funzioni.

Andrea Di Matteo