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31mag12 – Toth a Napolitano: su Porzus Kersevan maliziosa e scorretta

Vi proponiamo l’intervento del Vicepresidente della FederEsuli e Presidente onorario ANVGD Lucio Toth presso il Presidente della Repubblica in relazione al documento di Alessandra Kersevan di critica alla visita del Capo dello Stato a Porzus.

 

 

Signor Presidente,

 

ho letto con costernazione la lettera aperta che Alessandra Kersevan ha osato scriverLe, richiamandosi al Suo onorato passato di esponente del PCI con una malizia priva di ogni correttezza sia sul piano personale che su quello istituzionale.

 

Lei ha rappresentato in questi anni la nostra Repubblica e l’unità della Nazione come mai forse era avvenuto prima per un Capo dello Stato. La “lettera aperta” è in primo luogo una mancanza di stile politico e di rispetto per la Sua alta carica.

 

Quella lettera è poi un insulto a tutti i combattenti partigiani delle Brigate Osoppo, ai loro caduti nella lotta di Liberazione e alle loro famiglie, che tanto hanno già sofferto per le insinuazioni e le accuse subite in mezzo secolo da parte di quella stessa propaganda iugoslavista, cui oggi si abbevera chi si rivolge a Lei per distoglierLa da un atto di giustizia e di riconoscimento verso dei giovani infelici, privati della vita proditoriamente in una notte di tregenda sanguinaria alle Malghe di Porzus (nome friulano di quel luogo del Friuli) da chi essi consideravano compagni d’arme, sia pure di diversa ispirazione ideologica.

 

Su quelle dolorose vicende solo storici documentati possono rispondere. Non mi pare lo sia l’autrice della lettera, dato che – tanto per fare un esempio – l’Adriatisches Küsterland non aveva annesso al III Reich le province orientali, ma le aveva sottoposte da un’occupazione militare che non aveva cancellato la loro appartenenza allo stato italiano, tanto che vi erano presenti prefetti, questori, tribunali e organi di polizia giudiziaria, che esercitavano un autorità, sia pure ridotta e in nome di una sedicente RSI, che è stata riconosciuta legittima sul piano civile e amministrativo dalla giurisprudenza e dalla dottrina.

 

Si pensi in proposito all’eroismo del questore di Fiume Giuseppe Palatucci, Medaglia d’Oro, che esercitò le sue funzioni mettendole al servizio degli ideali di libertà e di tolleranza.

 

Sui fatti di Porzus in particolare esiste una sentenza di condanna dello Stato italiano democratico passata in giudicato.

 

Ora so bene, come ex-magistrato, che le verità giudiziarie non sono verità assolute e che ogni cittadino ha il diritto di dubitarne, nell’esercizio di quella libertà di pensiero e di parola che la nostra Costituzione garantisce, come certo non la garantiva l’ordinamento del regime iugoslavo di Tito, che nel secondo dopoguerra rinchiuse nel gulag centinaia di italiani perché fedeli alla linea del PCI, anziché a quella del titoismo.

 

Ma è anche vero che uno stato di diritto non può vivere se non riconosce come punto fermo le decisioni finali della sua Magistratura. Mettere in dubbio l’imparzialità e la buona fede di tutti i magistrati e delle giurie popolari che hanno sanzionato con la condanna la strage di Porzus significa offendere l’Italia democratica di quegli anni, quasi che la nostra Repubblica abbia posto le sue fondamenta sui residui ideologici del fascismo. Tesi aberrante che nessun italiano e nessun democratico può accettare.

 

Resta poi un mistero, sul piano culturale e morale, come si possa giustificare un massacro senza processo di concittadini inermi che dei loro aguzzini credevano di potersi fidare. E’ la stessa logica perversa che giustifica gli eccidi delle Foibe perché inseriti in un’ondata di violenza rivoluzionaria, che poteva scavalcare ogni principio di umanità e di rispetto minimo delle leggi di guerra e del diritto internazionale.

 

Con lo stesso metro di giudizio c’è anche chi oggi giustifica l’eccidio di Srebrenica.

  

Le esprimo, Signor Presidente, i sentimenti della nostra ammirazione per la Sua azione di statista, di rappresentante dell’unità della Nazione, di garante della nostra tradizione democratica, che va da Portella della Ginestra alle Malghe di Porzus.

 

Con deferente ossequio,

 

 

                                                                                                   On. Lucio Toth

                                                                                                 Vicepresidente FederEsuli

 

 

 

Napolitano e Toth durante uno dei loro numerosi incontri

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