ANVGD_cover-post-no-img

25/4, saluto romano alla Foiba (Il Piccolo 26 apr)

Triplo saluto romano per onorare i martiri delle Foibe. È questo il modo in cui Gruppo unione difesa, sigla che riunisce alcuni movimenti fascisti e della destra radicale, ha inteso controfesteggiare ieri pomeriggio sulla Foiba di Basovizza, il 25 Aprile, «in ricordo delle vittime civili e militari dei ”liberatori” – si legge in una nota – fautori di una Resistenza nata nel sangue e ricordata nella menzogna a guerra finita».

Quasi trecento persone si sono date appuntamento a Basovizza su quello che, a parte Predappio, i neofascisti di tutta Italia considerano il loro principale sacrario. Il nucleo forte, oltre che scenograficamente più marcato, è stato un autentico manipolo composto da oltre centocinquanta militanti di Fronte veneto skinheads, inquadrati nella marcia e rigidamente in divisa: giubbetto nero e testa rasata. Immagini lugubri in una particolare giornata in cui si ricordavano i lutti provocati dal fascismo e dal nazismo. Venivano da tutto il Nord-Est perché il Fronte ha sedi e gruppi di aderenti in più regioni e anche a Trieste dove il portavoce è Stefano Odorico. Accanto a loro i militanti di Forza Nuova guidati dal segretario regionale Denis Conte, poi gli appartenenti ad altri gruppi quali Fiamma tricolore, ma anche alcuni anziani e un paio di famiglie.

«Noi siamo di un’altra Italia perché crediamo negli eroi», lo striscione più grande srotolato dinanzi al monumento. Fabio Bellani, portavoce del Gud non ha esitazione a specificare quali sono questi eroi: «Benito Mussolini, Ettore Muti, Alessandro Pavolini, oltre ai camerati sprangati a morte dai comunisti negli anni Settanta». Va detto che Muti fu tra l’altro comandante della milizia portuale a Trieste, Pavolini fu il segretario del Partito fascista repubblicano e creatore delle Brigate nere.

Lo stesso Bellani ha dato un paio di volte l’attenti e riposo, poi ha chiamato lo schieramento posto di fronte a onorare i Martiri delle Foibe. Per tre volte è risuonato il grido «Presente», accompagnato dal saluto fascista. Tra le bandiere, quelle di Istria, Fiume e Dalmazia, ma anche una nera con la croce celtica. E poi il vessillo della Repubblica sociale e il labaro della Decima Mas e del Battaglione Fulmime, composto dai bersaglieri arruolatisi nella Decima. (s.m.)

0 Condivisioni

Scopri i nostri Podcast

Scopri le storie dei grandi campioni Giuliano Dalmati e le relazioni politico-culturali tra l’Italia e gli Stati rivieraschi dell’Adriatico attraverso i nostri podcast.