23 ago – FederEsuli protesta con la Slovenia

La Slovenia ha deciso di uscire dal semestre europeo con una dichiarazione d'intenti che, come è stato osservato, non può essere fatta passare sotto silenzio e che ci costringe ad una considerazione che si pensava di non dover più fare. Ancora una volta ad essere messa sotto tiro è la storia che certamente non serve sia "condivisa", ma serve sia rispettosa delle memorie.  

Nel documento redatto al termine del mandato di presidenza UE appena trascorso, (gennaio 2008-giugno 2008) il governo sloveno, sul proprio sito ufficiale, ha pubblicato una minuziosa relazione su quanto svolto durante questo periodo. Un capitolo a parte è stato riservato anche al Comitato delle regioni dove in calce si trova una breve sinossi storica della Slovenia. Ed è qui che tocca sottolineare due macroscopici e consapevoli errori: quando si arriva al 1918, alla fine della Prima guerra mondiale, nel sito si legge: «Fine della Prima guerra mondiale. A seguito della dissoluzione dell'impero austro-ungarico il territorio etnico della Slovenia è diviso tra l'Austria, l'Italia, l'Ungheria e il Regno dei serbi, croati e sloveni». Anche se cronologicamente ed istituzionalmente non è possibile eccepire nulla, emerge una connotazione etnica del caso che il governo sloveno vuole evidenziare. Segue l'interpretazione falsa nella sua evidenza riferita al 15 settembre del 1947. Scrive il sito dell'esecutivo di Lubiana:
«La maggior parte della regione costiera del Litorale viene riunificata alla Slovenia a seguito del Trattato di pace di Parigi».

Ora, la Slovenia, nel 1947, era una repubblica della Jugoslavia e non aveva una sua indipendenza istituzionale internazionale; i territori del Litorale, come è noto, divennero jugoslavi nell'ambito della Repubblica di Slovenia solo nel 1975 dopo la firma del Trattato di Osimo. Prima c'era la cosiddetta Zona B sotto amministrazione jugoslava che qui viene saltata in un sol passo.

Il riferimento etnico non può risultare indifferente quando si vuole dimenticare che in questi territori plurali c'era anche un altro popolo, quello degli italiani che per tanti secoli ne hanno fatto parte integrante e in certe zone, come appunto a Capodistria, Isola e Pirano, erano la stragrande maggioranza anche nei censimenti fatti dall'Austria e sicuramente fino al 1954, quando ci fu l'Esodo di massa da quelle località. In questo contesto sorge il dubbio che si voglia mettere in discussione, o rimuovere completamente, realtà di fatto come l'esodo e le foibe: infatti se tale costa istriana diventa ”territorio etnico sloveno” come recita il Documento, gli italiani di quei luoghi risultano ”occupanti” o ”immigrati”, per cui anche la storia dei soprusi e delle violenze (foibe e esodo) assume un'altra luce e giustificazione. In poche parole, non è ”gradevole” che ci si dimentichi della presenza degli altri, ma è inquietante che lo si faccia anche quando la storia riporti ad una presenza maggioritaria autoctona, come è il caso di quel litorale istriano e lo ha recentemente ben scritto sulle pagine del quotidiano Il Piccolo Paolo Segatti «… sconcerta che un governo di un paese dell'Unione faccia finta di dimenticare i complessi passaggi giuridici che hanno governato il trasferimento di sovranità dall'Italia alla Jugoslavia di Capodistria, Pirano e Isola. È un modo di fare storia nazionale come dire, un po' spiccio, alla sovietica. Poi, a ben vedere, nel 1947 ”la gran parte del litorale” non venne affatto ”ri-unificata alla Slovenia”, perché prima della seconda guerra mondiale la Slovenia non era un ente dotato di suoi confini politici o amministrativi, né lo era prima della prima guerra mondiale. La frase ha senso se chi l'ha scritta per Slovenia intendeva dire territorio etnicamente sloveno».

Più avanti nello stesso quotidiano un'altra riflessione viene da Mauro Manzin, che sullo stesso tema scrive: «Non bisogna dimenticare che proprio per evitare questi ”scivoloni” fu istituita una Commissione mista di storici italo-sloveni che dopo anni di tormentato lavoro riuscì – come dice Manzin – a partorire una dichiarazione comune su una storia condivisa di queste regioni. E in quel documento errori di questo genere certo non ci sono. Non dimentichiamo che la Slovenia, nonostante il periodo estivo, è già in piena campagna elettorale (le elezioni politiche si terranno il prossimo 21 settembre) e che il governo di centrodestra viene dato sconfitto dagli ultimi sondaggi dalla coalizione di centrosinistra guidata dal giovane e intraprendente leader Borut Pahor. Ma da qui a manipolare la storia ce ne vuole. Anzi, uno scivolone di questo genere rischia di diventare controproducente non fosse altro per lo scarso ”appeal” che crea nelle principali Cancellerie europee di cui proprio la Slovenia è stata a capo per sei mesi».

Quindi, dopo un periodo per altri versi fruttuoso all'interno dei tracciati di Bruxelles, la Slovenia lascia il suo scranno facendo percepire un clima non positivo, che stride con quanto fino a qui è stato costruito proprio da chi l'Unione europea l'ha voluta e ha contribuito a mantenerla salda nei suoi principi fondatori di pacificazione e di rispetto delle tante memorie che la compongono.

Al riguardo una nota è stata inviata dalla Federazione degli esuli istriani, fiumani e dalmati al Ministro degli Esteri Franco Frattini per richiamare la sua attenzione su alcuni passaggi particolarmente scorretti del documento sloveno stesso.

Renzo Codarin
(Presidente della Federazione degli esuli)

 

fonte "Il Piccolo"