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20ago12 – Dopo Marco Polo, Ulisse: e l’Odissea diventa dalmata

La Croazia ha deciso di riscrivere la storia dell’umanità. Pro domo sua. Sì, perché dopo la “scoperta” che Marco Polo era croato così come Re Artù, ora tocca ad Ulisse e alla mitica Odissea. A sostenere la tesi nazional-popolare è lo scrittore di viaggi e giornalista, croato ovviamente, Jasen Boka nella sua ultima fatica letteraria intitolata “Sulle vie dell’Odissea”. Nel quale appare chiaro che il mare dell’Odissea è quello Adriatico che bagna le coste croate. Insomma Ulisse ha vissuto le sue avventure in Dalmazia.

 

Secondo l’illuminato scrittore Ulisse venne colto da una forte bora (ma non soffia da Nord-Nord Est?) già al largo del Peloponneso (famosa la bora greca!!!) e poi spinto sulle coste dalmate da un prepotente scirocco. Boka ha studiato per più di due anni l’omerica saga e alla fine ha stabilito che, ad esempio, l’isola della regina Calipso altro non è se non l’isola di Meleda (Mljet). Molti “indigeni” sostengono la stessa tesi indicando la grotta che si trova a Sudovest dell’isola come la grotta di Ulisse. Kirkina Aia poi che secondo gli studi fin qui effettuati sarebbe un isolotto nel Tirreno meridionale per il nostro autore invece è l’isola di Curzola (e rieccola!). L’area in cui vivevano i lotofagi invece è quella che circonda Almissa (Omiš).

 

L’analisi dei venti, la geografia, l’archeologia e chi più ne ha più ne metta ha indotto Boka a localizzare nell’isola di Cazza (Susac) che si trova a 20 chilometri a Sud dell’isola di Lagosta (Lastovo) il luogo dove viveva il mitico Eolo, il re dei venti, che li conservava in otri e poi li liberava in prossimità degli antri dell’isolotto che in effetti ha una peculiarità geologica (difficile da ricondurre fino a Eolo) costituita da un laghetto interno cui si accede da una grotta sottomarina.

 

E c’è spazio anche per il Ciclope. La sua “tana” per il giornalista croato era l’isola di Šedro, 2,7 km (1,7 miglia) al largo della costa meridionale dell’isola di Lesina (Hvar). Il nome deriva da štedri, nel senso di beneficenza in slavo antico, perché l’isola offre due profonde e ben protette baie. Il nome latino del Šedro era Tauris da cui deriva l’italiano Tauricola o Torcola.

 

E Scilla e Cariddi? Altro che stretto di Messina con le sue correnti e i suoi gorghi nonché la girandola di venti che mettono in difficoltà in naviganti. Scilla e Cardiddi altro non è se non lo stretto che divide la penisola di Sabbioncello (Pelješac) dall’isolotto di Ulbo (Olib).

 

Signore e signori l’Odissea in salsa croata è bella e servita. A questo punto viene da chiedersi dove si trovasse Itaca. Seguendo il “ragionamento” del giornalista croato viene subito in mente Lussinpiccolo. Sì è bello pensare a Penelope che tesse la sua tela affacciata sulla baia di Cigale aspettando il suo amato marito. Ora non resta che scoprire una copia dell’Odissea scritta in glagolitico e anche Omero diventerà croato. L’unica cosa che non fa tornare il conto è Troia. Maledetto Schlimann e i suoi scavi.

 

Mauro Manzin

“Il Piccolo” 13 agosto 2012

 

 

 

Nella pittura vascolare greca qui riprodotta l’episodio dell’incontro nell’Ade tra Ulisse e Tiresia

(foto www.wordpress.com)

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