20 lug – Il 4 ottobre a Trieste la beatificazione di Don Bonifacio

Trieste ospiterà il prossimo 4 ottobre la cerimonia di beatificazione del martire istriano don Francesco Bonifacio. La cerimonia si svolgerà nella cattedrale di San Giusto e sarà presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi del Vaticano, alla presenza del vescovo di Trieste Eugenio Ravignani. Lo ha reso noto ieri a Trieste il fratello del martire, Giovanni Bonifacio.

L'annuncio della cerimonia di beatificazione segue una proposta, avanzata al sindaco Dipiazza dal capogruppo dell’Udc in consiglio comunale Roberto Sasco, «di promuovere e organizzare periodicamente a partire da quest'anno una cerimonia civile e religiosa in ricordo del martirio di don Francesco Bonifacio, in collaborazione con le autorità ecclesiastiche locali e con le associazioni degli esuli istriani e dalmati». «In più – spiega Sasco – auspichiamo che alla cerimonia partecipino anche le Chiese slovene e croate». La cerimonia pubblica si dovrebbe svolgere periodicamente in largo Bonifacio proprio nel giorno della ricorrenza della scomparsa del martire (11 settembre).

Soprannominato «El santin», don Francesco Bonifacio è uno dei numerosi religiosi uccisi dal regime di Tito nel dopoguerra. All’inizio di luglio, il decreto di beatificazione come «venerabile servo di Dio» è stato firmato da papa Benedetto XVI. «Con questo atto – si legge in un nota presentata questa settimana al consiglio comunale – si ufficializza la beatificazione riconoscendo che Bonifacio, ordinato sacerdote a Trieste nella cattedrale di San Giusto, ha dedicato totalmente la sua vita all’aiuto dei poveri e dei più bisognosi e in un clima di intimidazione e di persecuzione religiosa non aveva rinunciato al suo impegno di catechesi e di predicazione religiosa».

«La figura di don Bonifacio – ricorda Roberto Sasco – rappresenta per gli esuli che hanno subito la tragedia dell’esodo doloroso dalle terre dell'Istria e della Dalmazia un fulgido esempio di rigore morale e di coerenza di vita al martirio. La sua beatificazione – conclude Sasco – può e deve rappresentare nel doveroso riconoscimento di quanto storicamente avvenuto in quei tragici anni, un concreto segno di speranza da cogliere per un futuro di pacifica e civile convivenza per il quale le chiese italiana, slovena e croata e le altre chiese locali possono concretamente ricoprire un importante ruolo favorendo un rinnovato clima di dialogo e di confronto costruttivo, specie nei riguardi delle nuove generazioni».

 

(ga.pr.) fonte Il Piccolo