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17 ott – Cherso: vane ricerche di una futura santa

Si è tinta di giallo per qualche mese la vicenda di Madre Rosa d’Ovidio, fondatrice della Congregazione dei Sacri Cuori di Maria e Gesù e morta a Cherso nel 1930.

Lo scorso luglio una sua consorella, la polesana Suor Tarsilla Osti, era stata elevata a Beata da Benedetto XVI. In quella occasione la Congregazione aveva espresso il desiderio di portare nella Casa generalizia di Roma anche la salma della fondatrice, l’abruzzese Madre Rosa d’Ovidio, in odore di santità e morta durante una visita all’allora convento di Cherso.

Le ricerche si sono sviluppate per tutta l’estate, coinvolgendo da un lato alcune rappresentanti dell’ANVGD e dall’altro le autorità locali chersine. In questo frangente si è potuto verificare come non esista alcuna traccia documentale sulla salma della suora e ciò ha gettato nello sconforto la Congregazione, soprattutto in previsione del processo di beatificazione.

Sono poi emerse alcune notizie legate ai ricordi di singole persone ancora residenti a Cherso, che hanno permesso di identificare una tomba familiare all’interno della quale si trovavano anche i resti di Madre Rosa. Purtroppo un’ulteriore indagine ha appurato che nel 1960, a trent’anni dalla sepoltura, ciò che restava del corpo di madre Rosa d’Ovidio e di altre persone sepolte insieme a lei, è stato trasposto in un ossario comune che naturalmente non consente più alcun tipo di recupero.

Resterà così solo la polesana Suor Tarsilla Osti, traslata da poco a Roma nella Casa generalizia, a rappresentare le anime beate della Congregazione.

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