17 ago – Gaffe Slovenia: la Zona B non e’ mai esistita

TRIESTE Non è la prima volta che la Slovenia inciampa sui gradini della storia. Durante il contenzioso con l’Italia (primo governo Berlusconi) sui beni abbandonati degli esuli istriani, fiumani e dalmati l’argomento storiografico è stato più volte manipolato a fini nazionalistici anche se l’allora governo di Lubiana era nelle mani del centrosinistra. Non è una questione di colore politico dell’esecutivo, quindi. Sta di fatto che al termine del semestre di presidenza dell’Unione europea (gennaio 2008-giugno 2008) il governo sloveno sul proprio sito ufficiale ha pubblicato una dettagliatissima relazione su quanto svolto durante il periodo passato sul teto d’Europa. Un capitolo a parte è stato riservato anche al Comitato delle regioni (da notare che quando, in quest’ambito, c’è stato l’incontro per il percorso di avvicinamento della Croazia all’Ue a Bruxelles non era presente alcun rappresentante sloveno) dove in calce si trova una breve sinossi storica della Slovenia.

Ed ecco il ruzzolone. Anzi i due ruzzoloni. Quando si arriva al 1918, alla fine della Prima guerra mondiale, nel sito si legge: «Fine della Prima guerra mondiale. A seguito della dissoluzione dell’impero austro-ungarico il territorio etnico della Slovenia è diviso tra l’Austria, l’Italia, l’Ungheria e il Regno dei serbi, croati e sloveni». Cronologicamente ed istituzionalmente nulla da eccepire. Stride invece quella connotazione etnica che il governo sloveno dà dell’avvenimento.

Più lapalissiano l’errore riferito al 15 settembre del 1947. Scrive il sito dell’esecutivo di Lubiana: «La maggior parte della regione costiera del Litorale viene riunificata alla Slovenia a seguito del Trattato di pace di Parigi».

Posto che la Slovenia, nel 1947, non aveva una sua indipendenza istituzionale internazionale (era una delle repubbliche all’interno della Repubblica federativa socialista di Jugoslavia, questa sì internazionalmente riconosciuta) non va dimenticato che i territori del Litorale divennero jugoslavi nell’ambito della Repubblica di Slovenia solo nel 1975 dopo la firma del Trattato di Osimo. Prima c’era la cosiddetta Zona B sotto amministrazione jugoslava.

Sembra una distinzione di lana caprina, ma per la storia tormentata di queste terre può sembrare una surrettizia volontà di smussare gli angoli della storia. Non bisogna dimenticare che proprio per evitare questi «scivoloni» fu istituita una Commissione mista di storici italo-sloveni che dopo anni di tormentato lavoro riuscì a partorire una dichiarazione comune su una storia condivisa di queste regioni. E in quel documento errori di questo genere certo non ci sono.

Non dimentichiamo che la Slovenia, nonostante il periodo estivo, è già in piena campagna elettorale (le elezioni politiche si terranno il prossimo 21 settembre) e che il governo di centrodestra viene datto sconfitto dagli ultimi sondaggi dalla coalizione di centrosinistra guidata dal giovane e intraprendente leader Borut Pahor. Ma da qui a manipolare la storia ce ne vuole. Anzi, uno scivolone di questo genere rischia di diventare controproducente non fosse altro per lo scarso «appeal» che crea nelle principali Cancellerie europee di cui proprio la Slovenia è stata a capo per sei mesi.

fonte Mauro Manzin su "Il Piccolo"