16 set – Il bilancio della ”Bancarella” di Trieste

Per cinque giorni in una piazza di Trieste si è discusso di Adriatico orientale attraverso la cultura, la storia, la civiltà, le tradizioni, il canto, il dialetto e tutto ciò che “La Bancarella, Terza edizione del Salone del libro” organizzata dal CDM (Centro di Documentazione Multimediale della Cultura Giuliana Istriana Fiumana e Dalmata), è riuscita a presentare in un breve lasso di tempo scandito da ritmi incalzanti.

L’edizione 2008 sarà ricordata per la spontaneità con cui gli “ospiti” sono andati ad occupare gli spazi del calendario di appuntamenti, proponendo novità librarie ma anche dibattiti ed incontri, annunci ed altri avvenimenti con entusiasmo e grande coinvolgimento. Questa partecipazione corale ha fatto sì che sotto il tendone issato proprio davanti alla chiesa di Sant’Antonio nuovo ci fosse una continua presenza di pubblico coinvolto o comunque incuriosito dagli argomenti trattati. Tanto da trasformare questa edizione in un grande dibattito su cosa significa appartenere a quest’area geografica e rispondere, in parte al quesito su che cosa vada fatto per mantenere viva una tradizione di cultura orale e materiale che i libri analizzano, promuovono e definiscono.

L’interesse del pubblico ha caratterizzato la manifestazione che ha visto una partecipazione importante soprattutto nello spazio dedicato agli incontri. Libri vecchi e nuovi, autori noti e meno noti, cantanti, musicisti hanno dato vita ad una kermesse che in un crescendo tematico ha cercato di rispondere a quesiti di grande attualità, non ultimo quello dell’”8” nel Novecento nei dibattiti all’interno di Aperitivo con la Storia.

La cultura dell’Adriatico orientale è poco conosciuta oltre Tagliamento, le tematiche fondamentali di carattere storico e civile sono spesso strumenti di controllo e confronto politico più che mezzi per un dialogo tra le parti interessate. Il popolo italiano dell’Adriatico orientale sparso dall’esodo dopo la seconda guerra mondiale, può contare ancora su un sentire condiviso nei confronti di termini quali l’appartenenza ad un’area storico-geografica comune, si riconosce nelle tradizioni, usi e costumi ma rivisti e rivisitati in un’ottica moderna che tiene conto delle esigenze di un mondo che è cambiato “qui come dappertutto”. Su questo leit motive si sono susseguiti gli interventi ora di autori di libri, alcuni freschi di stampa che hanno avuto nella Bancarella il loro pubblico battesimo, altri già avviati lungo un percorso di incontro con i lettori, iniziato magari a ridosso della Giornata del Ricordo alla quale la Bancarella idealmente si ricollega. Durante i dibattiti tutte queste considerazioni sono state
chiaramente palesate a conferma che c’è un bisogno profondo di superare i luoghi comuni e quegli stereotipi che hanno comandato il rapporto tra le nostre genti e di queste verso l’altro, per troppo tempo.

Si scopre così che la comune volontà di dialogo nasce dalla necessità di ridefinire il proprio ruolo nella società che finalmente diventa cosciente di una presenza – quella giuliano-dalmata –, di stabilirne i nuovi contorni e di tentare di immaginare nuovi scenari di sviluppo.

Chiedersi oggi che cosa significhi essere esuli e chi abbia diritto di proclamarlo, significa andare a fondo in un’analisi dell’esistente per poter costruire il futuro. Ed è quanto è stato fatto nel corso dei vari appuntamenti che hanno spaziato dal dialetto alla letteratura, dall’”essere esuli oggi” al rapporto dei giovani laureandi e laureati con le tematiche che riguardano l’Adriatico orientale. Per scoprire che c’è un collante che unisce le diverse anime di un popolo che si riconosce nei valori di un percorso difficile ma che non deve, alla fine, risultare inutile.

E per cercare di ricostruire una dimensione si può puntare anche sulla cultura, individuando gli strumenti migliori per poterla veicolare: musica, cinema, teatro, poesia, letteratura, queste alcune proposte che nella Bancarella hanno avuto piena visibilità e che possono essere accolte come messaggio di una comune volontà di costruire una nuova carta d’identità di un unico popolo.

Ci preme sottolineare quanto da più parti è stato ribadito. Il ruolo della Comunità nazionale italiana in Istria, Fiume e Dalmazia, in questo contesto, è fondamentale perché continua a mantenere in loco, nella terre dell’Adriatico orientale quella testimonianza civile, linguistica ed umana di una presenza che è propedeutica per chi non conosce la nostra storia ed è imprescindibile per chi ha ancora vivo il senso delle radici che qui affondano e che qui vanno ricercate e rinsaldate.

Rosanna Turcinovich Giuricin su "La Voce del Popolo"