15 dic – Addio al capitano Antonio Petrani

I rintocchi delle campane del Duomo di Lussinpiccolo hanno annunciato giorni or sono la scomparsa di un altro noto lussignano esule. All’età di 86 anni è scomparso a Ravenna il comandante di lungo corso Antonio Petrani, uno dei personaggi “storici” del porto di Ravenna. Il 15 dicembre del 2006 venne insignito dalla sezione ravennate dell’International Propeller Club, del premio “Timone d'Oro” che viene conferito a scadenza annua a quelle personalità che hanno saputo meglio rappresentare i valori espressi dai simboli del Club, che sono il timone e l’elica, intesi ovviamente come capacità di guida e di spinta nel progredire della società. E la motivazione diceva: "Per una vita spesa in mare e per il mare, con qualità tecniche ed umane impareggiabili, apprezzate in tutti i porti toccati da navigante; amato da tutta la nostra comunità portuale. La sua vita e le sue esperienze sono un patrimonio storico e culturale di assoluto valore. Un profondo conoscitore dell’arte dell’andar per mare; strano a dirsi, ma cosa rara in una città di mare come Ravenna. Nostro socio fondatore, nostro presidente e attuale membro del Collegio dei probiviri".

In barca e in mare fin da bambino

Figlio di Alessandro e Clotilde (Tilli) Sambo, Antonio Petrani nacque a Lussinpiccolo il 23 gennaio del 1922 in una tipica famiglia di quei tempi, composta da parecchi figli: Insieme ai genitori, al fratello Nereo e alle sorelle Maris, Nives e Liliana, risiedeva in via Riva IV Novembre 4. Come tanti altri lussignani fin da bambino imparò ad andare in barca e ad amare il mare. All’età di 15 anni si iscrisse all’istituto nautico “Nazario Sauro”, fucina di molti capitani lussignani. Suo padre però decise di metterlo alla prova molto presto e lo fece imbarcare come mozzo, a bordo del “Neptunia”, uno dei transatlantici più moderni dell’epoca. Entusiasta della vita marittima, Antonio rientrò a Lussino due mesi dopo quella prima esperienza, deciso a continuare in quella che individuò subito essere la sua strada. Prima però ultimò gli studi, conseguendo il diploma di capitano di lungo corso nel 1940, pochi giorni prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Conobbe Totò e Greta Garbo

Ben presto s’imbarcò come allievo ufficiale sul piroscafo “Duino”, che manteneva una linea passeggeri tra Barletta e Tremiti. Durante la guerra rimase imbarcato senza sosta su diverse navi passeggeri che effettuavano servizio di trasporto truppe sulle linee Brindisi-Durazzo e Fiume-Dalmazia finché, con il grado di sottotenente di vascello, prese servizio sulla motonave “Abbazia” requisita dalla marina militare e adibita prima a quartier generale del generale Ruatta, comandante della seconda armata dell’esercito italiano in Jugoslavia, e successivamente sede del comando di Marisicilia, dell’ammiraglio Bobbiese a Messina. Dopo tre anni di imbarco ininterrotto sull’“Abbazia” come primo ufficiale, la nave venne smilitarizzata ed impiegata sulla linea Napoli – Capri. E in quell’occasione Antonio Petrani ebbe modo di incontrare numerosi grandi e noti personaggi dell’epoca. Dall’attrice Greta Garbo a Totò e a, Benedetto Croce. Conobbe anche Edda Ciano, numerosi politici e parlamentari di quel tempo e diversi ambasciatori che si recavano a visitare Capri.

Nell’aprile del 1948, desideroso di uscire finalmente dal Mediterraneo per conoscere nuove terre e fare altre esperienze, venne mandato dalla società di navigazione “Sidarma” di Venezia negli Stati Uniti alla guida di quattro equipaggi per ritirare altrettante navi del tipo “Forth” donate allo stato italiano. Imbarcato sulla “Sebastiano Venier” (come venne ribattezzata una delle “Forth”), come primo ufficiale, effettuò tanti viaggi in Messico (dove si prelevavano carichi di zucchero) e poi in Argentina.
I suoi amici e famigliari ricorderanno che soleva raccontare un simpatico aneddoto sulla sua lunga carriera marittima. Da uno dei suoi viaggi era ritornato in Italia con un carico di 400 tori da scaricare a Venezia che puzzavano tanto che la gente in riva degli Schiavoni a Venezia per non sentirne l’olezzo si tappava il naso, Rientrato a casa si precipitò ad abbracciare i suoi cari i quali, per quanto felici del suo ritorno, lo costrinsero a lasciare le valigie e i vestiti all’aperto per una settimana.

Una nascita male annunciata

Nel 1950 s’imbarcò sul piroscafo “Albatros”, nave adibita a carichi alla rinfusa, soprattutto grano e minerali, che faceva spola fra il Mar Nero e i mari del Nord Europa. A quei tempi non esisteva ancora il radar e nella fitta nebbia si navigava a vista, talvolta anche fra le mine vaganti che in mare erano assai numerose fino agli anni 1951-1952. Come comandante navigò anche a bordo della “Astrid Naess”, della “Liburnia”, della “Sangamon”, dell’“Ocean Leader”, dell’“Ocean Trader”, dell’“Adriana” e della “Mariarosa Augusta”, quest’ultima di proprietà dell’armatore Angelo Moratti, tutte modernissime petroliere dotate di apparecchiature sofisticate ed all’avanguardia. Tantissimi gli aneddoti legati a questi viaggi spesso anche avventurosi. Come il messaggio recepitatogli dal marconista di bordo dell’“Astrid Naes”, nel giugno del 1948, quando nacque sua figlia. Il telegrafista capì che si trattava di un maschietto e scrisse sul cablo Giuliano Petrani. Tre giorni dopo arrivò la rettifica. Era nata una femminuccia e si chiamava appunto Giuliana.

L'attacco dei pirati

Sempre con l’“Astrid Naes”, nel corso di un viaggio dalle Guaiane a Port Alfred in Canada con un carico di bauxite, la nave alla fonda del fiume Surinam, in attesa di andare a prelevare il carico venne attaccata da una tribù di pirati che tentarono di salire a bordo armati. Vennero respinti a fatica con dei getti d’acqua. Un altro viaggio che ricordava sempre era quello in Canada, a Vancouver, nel 1957 dove Petrani si recò con la sua nave per imbarcare del legname destinato a Londra, che doveva servire per costruire i palchi per l’incoronazione dell’attuale regina d’Inghilterra Elisabetta II. Spesso anche agenti atmosferici avversi rendevano i viaggi imprevedibili e pieni di incognite. Una volta il comandante Petrani fu costretto a pompare in mare parecchie tonnellate di olio greggio per alleggerire la nave appesantita dal ghiaccio e dalla neve che rendevano difficile la navigazione. Una volta arrivò a Portland che faceva talmente freddo e che la città era invasa dal ghiaccio, che il giornale locale pubblicò la foto della sua nave in cronaca con il commento “The ghost ship” (La nave fantasma). Spesso in casi simili per attraccare alla banchina occorreva prima sciogliere il ghiaccio con dei getti di acqua calda. Così una volta, appena terminate la operazioni di carico di un contingente di cereali da trasportare a Yokohama, poiché il bollettino meteo prevedeva nella notte blocchi di ghiaccio nel fiume San Lorenzo, Petrani mollò in fretta e furia gli ormeggi riuscendo a sfuggire ad un probabile fermo a Montreal che per tutto quell’inverno rimaste con il porto bloccato dal ghiaccio.

Pronto a soccorrere l«Andrea Doria»

Amava ricordare anche la storia della petroliera “Sangamon”, che era considerata all’epoca la nave cisterna più veloce al mondo: un vero gioiello dei mari essendo stata in origine una portaerei della marina militare americana che venne poi affondata dai kamikaze giapponesi a Pearl Harbour con quasi 300 marinai a bordo. La nave fu recuperata e trasformata in petroliera. Trasportava olio combustibile destinato al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York e alla base militare americana di Guantanamo a Cuba. Il presidente degli Stati Uniti d’America Truman, con una citazione appesa nella cabina del comandante l’aveva dichiarata “nave sacra della patria”. Ogni volta che attraccava in un porto americano i giornali locali annunciavano la presenza della nave che poi era meta continua di persone interessate a visitarla. Durante uno dei numerosi viaggi della “Sangamon” nel luglio del 1956 il comandante Petrani captò anche l’SOS lanciato dal transatlantico “Andrea Doria” dopo la sua collisione con lo Stokholm invertendo subito la rotta per intervenire sul posto anche se poi le notizie di altre navi più vicine lo fece desistere dall’iniziativa.

Anche con l’“Ocean Leader” e l’“Ocean Trader” Petrani effettuò viaggi importanti da Porto Cruz in Venezuela a Portland, nel Maine, negli USA, con temperature che variavano a volte anche di 50 gradi. Quando si caricava il “boscan”, che era una specie di asfalto, ricordava Petrani, bisognava addirittura calzare gli zoccoli di legno ed occorreva attivare il radar perché si creava una forte foschia a causa della differenza di temperatura tra il carico e l’acqua.

Nel 1961 Attilio Monti, alla ricerca di uomini con grande esperienza nel comando di petroliere, riuscì a convincere Petrani, con grande gioia della famiglia, a “scendere a terra” e lasciare la navigazione per accettare l’incarico di responsabile del servizio marittimo foraneo nella rada di Ravenna presso la raffineria “Sarom”, che all’epoca era una delle più importanti d’Italia. Era un compito molto impegnativo ma gli acconsentiva finalmente di restarsene a casa vicino alla famiglia, alla moglie Edda, anche lei nata a Lussinpiccolo, alla figlia Giuliana ed al figlio Giorgio, che proprio a causa del duro lavoro di capitano di lungo corso, vide appena a nove mesi dalla nascita.

(fonte mariano L. Cherubini su La Voce del Popolo)