11 dic – Case Croazia: il parere delle associazioni

C’è chi, come Silvio Mazzaroli del Libero Comune di Pola in esilio, parla di «provvedimento atteso da tempo e accolto ora con estremo piacere». E chi invece, a partire dal presidente dell’Irci Silvio Del Bello, lo considera semplicemente «un atto di convenienza del governo croato, interessato ad entrare nell’Unione europea». La liberalizzazione del mercato immobiliare approvata dal parlamento di Zagabria suscita reazioni di tenore diverso tra le diverse anime del mondo dell’esodo. Su un punto, però, le diverse associazioni sono tutte d’accordo: tra gli esuli non si registreranno corse all’acquisto di case e proprietà nelle terre abbandonate 50 anni fa.

«È più facile che ad approfittare della situazione siano genovesi, bolognesi o italiani residenti in altre zone del Paese – commenta il presidente della Lega nazionale Paolo Sardos Albertini -. Per loro, infatti, l’Istria e la Dalmazia rappresentano il paradiso terrestre e molti non vorranno lasciarsi scappare la possibilità di comprare lì la casa al mare. Per chi ha vissuto l’esodo, invece, le stesse zone hanno un significato del tutto diverso. Psicologicamente pagare dei soldi per riavvicinarti a qualcosa che, in passato, ti è stato sottratto non è facile».

«Ancora oggi la fetta più anziana della ”nostra gente” non riesce ad andare oltreconfine, neppure in veste di turista – osserva Silvio Mazzaroli, presidente del Libero Comune di Pola in esilio -. Figuriamoci quindi l’idea di acquistare un immobile. A cogliere questa opportunità, invece, potrebbe essere qualche giovane, magari attratto dall’idea di prender casa in un posto bellissimo dove, in qualche modo, si respira ancora un’aria familiare».

Sui giovani punta anche il presidente della Federazione degli esuli. «Potrebbe nascere un nuovo interesse a scoprire e riscoprire le terre dei nonni – spiega Renzo Codarin -. Un interesse che, auspicabilmente, si sommerà a quello già manifestato per esempio dai veneti. Molti di loro, infatti, hanno iniziato da tempo a comprare nelle zone di Cherso e Lussino (il caso più noto resta quello del governatore Giancarlo Galan, di casa a Rovigno ndr). Piano piano, quindi, in quelle terre si tornerà a sentir parlare italiano. Lo scenario aperto dalla nuova legge sulla proprietà, quindi, potrebbe avere un risvolto culturale, oltre che puramente immobiliare».

Tasto sul quale insiste anche il presidente dell’associazione delle Comunità istriane, Lorenzo Rovis. «Questo movimento aiuterà a creare le condizioni per una maggior cooperazione – precisa – . Qualcuno, tra i nostri esuli, ha già ripreso i contatti e, in qualche caso, ha anche acquistato casa. Qualcun altro, forse, deciderà di farlo in futuro. Si tratta per il momento di numeri limitati, ma comunque utili a rendere il clima più positivo».

Fin qui le voci più favorevoli all’apertura del mercato immobiliare in Croazia. Ma, tra le diverse associazioni, c’è anche chi guarda con estrema diffidenza agli scenari aperti dalla nuova liberalizzazione. «Gli esuli sono ancora mal visti in Croazia – afferma il presidente dell’Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota -. Chi ha conservato casa, per esempio, ha spesso avuto grossi problemi al momento di avviare lavori e interventi di ristrutturazione. C’è un clima di diffidenza, ai limiti con l’accanimento, che rende difficile per un esule vivere oltre confine, specie nell’ex zona B dalle parti di Buie. Escludo quindi l’idea di trasferimenti in massa».

Sulla stessa linea il direttore dell’Istituto regionale per la cultura istriano- fiumano- dalmata, Silvio Del Bello. «La decisione del parlamento di Zagabria, a noi esuli, non offre nessuna nuova possibilità – osserva -. Le novità sono solo per chi vuole acquistare la casa nuova o il terreno al mare. Ma noi vogliamo riavere le nostre, di case. Quelle che ci sono state tolte e mai restituite. Ora ci viene offerta la possibilità di pagare per riaverle, esattamente come accadrebbe per un acquirente londinese o di Parigi. Una prospettiva che tuttavia a molti, tra gli esuli, non interessa per nulla»

(fonte m.r. su Il Piccolo)