lettera_da_fiume

10 nov – Fiume 1918, lettera dal fronte

Da Fiume, 19/11/1918

Carissimi Genitori,

In pace! In pace!!

Oh, un momento, mettetevi il cuore in pace, che più vivo di così non posso essere!

Lo so, me l’immagino che avete sofferto. Ed io, sopportando il sacrificio soffrivo con voi. Sì, cari genitori, ora sono felice: ho sofferto, anzi molto, ma ora basta.

La Vittoria tronca tutti i dolori, tutti i sacrifici.

Marciavo giorno e notte dal 30 ottobre.

Ebbi appena il tempo di scrivervi qualche cartolina di strapazzo che spero avrete ricevuto. Di più non ho potuto fare.

Fate il calcolo dal Piave a Fiume passando a piedi per i monti e le valli e vedrete i chilometri!

Se ho la grazia di venire, quante ne ho da raccontare. L’11 novembre siamo entrati a Trieste per i primi. Siamo stati i primi che dal fiume sacro per via di monti, valli e colline, a piedi, siamo entrati in Trieste, dopo una marcia di 13 giorni!

Ieri (come già saprete dai giornali) siamo entrati a Fiume, ancora i primi.

Non posso descrivere l’emozione che provai. Tutta la popolazione per le strade: uomini, donne, bimbi, bimbe, imbandierati col bel tricolore da capo a piedi, tutti fuori gridando, cantando: Viva l’Italia, viva gli Italiani, mentre da un altro lato cantavano i “Va fuori d’Italia, va fuori stranieri!”

Fiori, baci, strette di mano, insomma, non sono capace di descrivere neanche la terza parte, ed ancora mi vengono le lagrime agli occhi per la commozione!

La mia compagnia, ha occupato la stazione.

Migliaia di soldati di ogni razza, serbi, russi, boemi, croati, tutti che andavano alle loro case. In poche parole, vi dico che sono veramente con l’animo felice, perché ho assistito ai veri e reali fatti di vita. Ora mi trovo a Fiume. Stiamo mettendo l’ordine, perché fra tanti, c’e’ ancora il germe dell’Austriaco vigliacco!

È una città bellissima. Un grande porto, con navi anche cariche di viveri. I cibi costano carissimi.

Mezzo litro di vino 6 corone quasi (6 lire!). Il pane quasi 10 corone al chilo, ed io proprio oggi ci son cascato, perché alle 10 di stamane non avevo già più pagnotta; l’ho mangiata tutta col caffè.

Così, non ho guardato e me ne son comprato un chilo.

Ora sono le 20; un pezzetto ce l’ho ancora! Che chissà se dura fino a domani.

Un appetito così non l’ho mai avuto.

L’aria è buonissima, ma fredda, ed io ho sempre fame. Ma sì, ridete! State allegri!

Bevete anche alla mia salute, che io una bottiglia di quelle la pagherei 20 chilometri.

Bevete, ed inneggiate ai bravi soldati d’Italia.

Brindate anche per il vostro soldato, che superando il dolore di una ferita riportata, in guerra ha voluto chiudere con tutta la forza dell’anima sua, questi giorni di lotta gloriosa, di privazioni e disagi.

Vedete, scrivo in lapis, eppure tengo borsa con penna e calamaio. Non so il perché eppure ci capite, fa niente eh?

Or sarà un mese, l’Emilia mi mandò parecchi francobolli da dieci.

L’ho tenuti dentro il portafoglio, eppure il sudore è entrato lo stesso, e me li ha rovinati tutti, facendone venire un cartoncino. Sono tutti rovinati, se potete mandatene qualc’uno, perché qui non ce n’è ancora.

Gran parte parla italiano, qui.

Ora sono col mio Comandante al Comando Militare di stazione. L’indirizzo è però sempre lo stesso. State dunque tranquilli e contenti che ora è tutto finito. Non più licenze, ma il congedo.

Il vaglia, quello non lo posso ancora fare. Per ora non si può.

Avrei tanto da dirvi, ma mi manca carta e tempo. Sarà per un altro momento.

Dunque allegri sempre, e gridate con me: Viva l’Esercito Italiano. Viva i nostri soldati!

Bacioni a tutti, vostro figlio,

Silvio

 

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