07 lug – Medaglia d’Oro a don Gabana

Dopo quasi sessanta anni di attesa è stata assegnata la medaglia d’oro al valore civile a don Giuseppe Gabana, cappellano della Guardia di Finanza assassinato a Trieste il 2 marzo del 1944.
La notizia è arrivata alla nipote di don Gabana, abitante nel bresciano, che è stata informata dal comando della Guardia di Finanza di Roma, che ha comunicato la firma ufficiale del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul decreto di conferimento, del quale non sono ancora state rese note le motivazioni ufficiali.
L’assassinio di don Giuseppe Gabana avvenne nell’abitazione del parroco, in via dell’Istria a Trieste.
Tre uomini «in divisa militare e con la faccia parzialmente coperta da fasce di lana», come narrano le cronache dell’epoca, si presentarono all’uscio, e quando apparve il parroco, che allora aveva 39 anni ed era addetto all’assistenza spirituale dei finanziari, lo colpirono sparandogli un proiettile all’addome e con la canna di una pistola alla testa.
I tre poi fuggirono lasciando il parroco agonizzante per l’intera notte. I soccorsi infatti arrivarono troppo tardi, e il parroco si spense tra le le braccia del vescovo Santin.
I funerali, che vennero celebrati cinque giorni dopo, videro una folta partecipazione di fedeli, rappresentanze militari e civile e numerose persone.
Don Giuseppe Gabana era molto conosciuto in città, celebrava messa nella chiesa di San Vincenzo de Paoli e in quella dei Salesiani (che si trovava proprio dietro la sua abitazione).
Don Francesco era divenuto cappellano militare per vocazione, e come tale andò volontario in Africa Orientale ai tempi della guerra etiopica.
Volontario anche in prima linea, il sacerdote rimase ferito mentre assisteva e recuperava i commilitoni colpiti nei combattimenti. Al rientro in Italia, venne assegnato ai reparti della Guardia di Frontiera dislocati nella zona di Villa del Nevoso. Successivamente, per promozione e premio, fu trasferito al comando della sesta legione Giulia della Guardia di Finanza con sede a Trieste.
Qui don Gabana prese alloggio, in via dell’Istria 39. Erano gli anni della guerra. Dopo l’8 settembre, don Gabana scelse di tornare tra le Fiamme Gialle e aderì alla Rsi. I suoi assassini non vennero mai rintracciati, anche se allora si parlò di un delitto legato al bersaglio facile in quanto «portatore di divisa».
Di origine bresciana, don Giuseppe venne sepolto a Roè Volciano, la località che lo aveva visto parroco molto attivo nei primi anni di sacerdozio.
In seguito, la sua storia venne parzialmente dimenticata. Solo adesso trova il suo riconoscimento nel conferimento della massima onorificenza al valore civile da parte del Capo dello Stato.

 

Elena Orsi su "Il Piccolo" del 7 luglio 2008