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07 ago – Aspro confronto tra ”Il Dalmata” e ”Slobodna Dalmacija”

Una coraggiosa iniziativa è stata assunta dal più autorevole quotidiano croato della Dalmazia di Spalato, lo “Slobodna Dalmacija”, che ha pubblicato la riproduzione fotostatica della prima pagina de “Il Dalmata” con un dettagliato riassunto delle tesi esposte dal giornale degli esuli dalmati italiani edito a Trieste. Sono state anche integralmente pubblicate on line, senza filtro alcuno o censura, le numerose lettere pervenute alla Redazione del quotidiano spalatino che danno un interessante spaccato di cosa pensino i dalmati croati sulla propria storia e sui rapporti con i paesi vicini.

Feroci le reazioni dei lettori croati verso i serbi, accusati spesso di essere gli ispiratori delle tesi anticroate, ma appare difficile capire se prevalga il risentimento per le stragi di croati compiute durante la prima guerra civile del periodo 1943-’45 da parte dei partigiani jugoslavi, prevalentemente considerati filoserbi perché guidati da ufficiali serbi, o quelle compiute durante la seconda guerra civile scoppiata nel 1991 e che ha portato all’indipendenza della Croazia.

Non mancano tesi assai singolari come quella che propone il distacco della Chiesa cattolica dalmata dalla Curia romana, accusata di contribuire alla crisi demografica in Croazia (le nascite sono minori dei decessi) perché impedisce il matrimonio e, quindi, la filiazione dei preti cattolici croati (a differenza dei popi della Chiesa ortodossa serba e degli imam mussulmani che possono sposarsi ed avere figli). Viene anche curiosamente definita come “mussolinana” la denominazione “Dalmatina” dell’autostrada che collega Zagabria e Spalato e che proseguirà fino a Ragusa, ignorando che il nome “Dalmatino” appare anche nel Proclama del generale napoleonico Dumas del 1806 (l’originale è riprodotto a pag. 120 del libro “Regno di Dalmazia e Nazione Dalmata” di Renzo de’Vidovich edito dalla Fondazione Rustia Triane) e che tale denominazione fu scelta con un referendum indetto proprio tra i lettori di “Slobodna Dalmacija”.

Di tutt’altro tenore le critiche verso gli italiani, che sono per lo più ironiche verso la tesi, imprudentemente esposta da un redattore del quotidiano spalatino, secondo la quale “Il Dalmata” avrebbe sostenuto l’incredibile tesi che i giovani croati di Spalato avrebbero scoperto internet solo grazie alla donazione di materiale elettronico da parte della Regione Veneto al Liceo “Leonardo da Vinci” di Spalato, la nuova scuola che aprirà i battenti a settembre. I lettori sembrano, invece, divisi sulla cessazione di censura del nome di Ragusa che “Il Dalmata” ha chiesto fosse abbinato a quello di Dubrovnik.

Riportiamo qui di seguito la lettera inviata dal Direttore de “Il Dalmata” Renzo de’Vidovich al Direttore dello “Slobodna Dalmacija” nell’intento di chiarire gli equivoci sorti da una cattiva traduzione.

 

Egregio Direttore Krzelj,
ho molto apprezzato, anche se non sempre condiviso, gli articoli dedicati da Slobodna Dalmacija alle piccole minoranze italiane della Dalmazia croata e di quella montenegrina (le Bocche di Cattaro hanno fatto parte del Regno di Dalmazia fino al 1918).

Debbo, però rilevare che il Suo traduttore è incorso, in alcuni errori che falsano in talune parti completamente il pensiero del mio giornale e quello mio personale. Innanzitutto, non corrisponde a verità che le pubblicità croate delle località dalmate siano fatte in Italia con la sola dizione croata per le città di Zadar, Trogir, Split e Sibenik, che invece sono sempre citate anche nella dizione italiana di Zara, Traù, Spalato e Sebenico, mentre si insiste solo per la città di Ragusa, che viene chiamata esclusivamente con il nome croato di Dubrovnik. Tutto ciò crea confusione tra gli studiosi e turisti europei che conoscono questa città che si chiamò Ragusa finché fu una Repubblica indipendente ed anche nel Regno d’Italia di Napoleone del 1806, quando viene indicata con il solo nome di Dubrovnik. Mi sono solo permesso di consigliare che anche per l’antica città di San Biagio, al nome di Dubrovnik fosse appaiato quello di Ragusa. Ritengo che la Croazia sia culturalmente matura e politicamente sicura dei propri confini per temere che l’accostamento di un nome storico crei problemi di alcun tipo.

Anche l’affermazione secondo la quale avrei usato un tono “sprezzante” nel citare la donazione da parte della Regione Veneto di materiale informatico d’avanguardia ed in particolare l’affermazione secondo la quale il mio giornale riterrebbe che, senza questo apporto, i giovani spalatini non avrebbero conosciuto Internet, è semplicemente fuori dal mondo. Mi sono limitato a dire che esistono pochissimi esempi in Europa di studenti che potranno singolarmente disporre di un proprio computer per chattare con il resto del mondo perché, di norma, in Croazia come in Italia, nelle classi dove si studia informatica l’insegnante dispone di un solo collegamento. In buona sostanza gli studenti spalatini, che da tempo nelle loro scuole possono usare i contatti Internet disponendo di una sola postazione, potranno nella scuola “Leonardo da Vinci” disporre di tante postazioni quanti saranno gli allievi. Quindi, nessuna invenzione nuova, ma semplicemente, un maggior numero di computer con accesso a Internet, stampante, scanner, web camere e tante altre diavolerie che io non conosco, ma che sono ben note da decenni ai giovani spalatini ed europei.

Le sarò grato se vorrà pubblicare questa precisazione che esclude ogni supponenza attribuita illegittimamente agli esuli italiani di Dalmazia verso i croati che –da parte mia che porto un cognome con la “ch” finale– sarebbe proprio ridicola.

Il Direttore
Renzo de’ Vidovich
Trieste, 5 agosto 2008

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