06 ott – Indennizzi Esuli: chiarezza sulle cifre

Nei giorni scorsi il Sottosegretario Giovanardi ha incontrato a Trieste il presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli, Codarin. In quella occasione, secondo le cronache, il componente del Governo Berlusconi ha parlato di 2.312 pratiche ancora da liquidare (su un totale di 11.600) in base alla Legge 137/2001 per gli indennizzi dei beni abbandonati degli Esuli giuliano-dalmati. Poco più di un anno fa l’allora Sottosegretario Rosato dichiarò fossero ancora solo 1.000 le pratiche non risolte.

Prima di ingenerare allarmi, va fatta qualche dovuta precisazione sulla evidente contraddizione di questi dati: come è possibile che in un anno le pratiche evase siano più che raddoppiate invece che diminuite? Dalle segnalazioni che gli Esuli fanno giungere alla nostra Sede nazionale di Roma, risulta che primo e secondo scaglione di domande siano state evase (per un totale di 10.500 pratiche). Tradotto in numeri significa che al termine dei pagamenti mancherebbe oggi oltre un migliaio di pratiche, cioè quelle degli scaglioni più alti (dal terzo al sesto) ma che numericamente sono però assai meno dei precedenti gruppi.

Allora come mai più di mille pratiche di differenza tra i dati di Giovanardi e quelli da noi raccolti "sul campo"? I dati di Rosato nel 2007 erano sicuramente ottimistici e già a suo tempo avemmo l’opportunità di dimostrare come la realtà fosse molto diversa. Su quelli di Giovanardi, invece, ipotizziamo siano state comprese anche le pratiche già lavorate ma rimaste non liquidate per mancanza di documenti, decesso dei titolari, irreperibilità di una parte dei beneficiari e così via. Questo tipo di pratiche vengono infatti considerate aperte ancora per 10 anni, dopodiché il pagamento decade in prescrizione. Entrambe le dichiarazioni dei nostri politici, quindi, contemplano un punto di osservazione non matematico del problema.

Purtroppo, però, il dato rilevante non è questo o quel numero, ma il fatto che gli Esuli e -ormai-  i loro eredi aspettino dallo Stato il dovuto per l’esproprio dei propri beni dopo 60 anni. E nel degrado di una situazione così vergognosamente incomprensibile, si allungano i tempi dei pagamenti e siamo ancora ben lontani dalla futura legge che dovrà saldare il debito: sì, perché dopo sessant’anni stiamo parlando ancora di ritardi nel pagamento degli acconti…