04 nov – Sabotino: riacceso il Tricolore, ricompare ”Nas Tito”

Si riaccende il Tricolore sul Sabotino e, vicino, ricompare la scritta «Nas Tito». Nello stesso giorno, nelle stesse ore. Quasi a voler ridare vita a un duello di simboli che si è riproposto più volte negli ultimi decenni.

Sono le 17 quando – dopo alcune telefonate di cittadini – è il vicesindaco Fabio Gentile a segnalare che la scritta sul versante sloveno del monte sembra essere ridiventata visibile. «Si scorge nitidamente la scritta ”Nas” mentre il nome di ”Tito” è solamente intuibile. È evidente che è stata effettuata un’operazione di pulizia o di sfalciatura: sarà stato anche un pò sommario e approssimativo l’intervento ma sono diversi i goriziani che se ne sono accorti e mi hanno segnalato la questione». Gentile parla da segretario provinciale di Alleanza nazionale più che da assessore. «È un atto che mi provoca profondo dispiacere. Evidentemente c’è ancora chi guarda indietro. Noi preferiamo guardare avanti». La notizia rimbalza anche in una delle conferenze stampa dedicate al novantesimo anniversario della vittoria dell’Italia nella Grande guerra.

Il sindaco Ettore Romoli preferisce minimizzare. «Forse, la responsabilità è soltanto della stagione autunnale: sono cadute le foglie e la scritta è diventata probabilmente più visibile rispetto a prima. Ho fatto alcune verifiche e mi pare non ci siano gli estremi per dire che è stato un atto deliberato». Massima cautela, quindi. Ma il dubbio, in alcuni, c’è.

L’episodio non ha rovinato la cerimonia d’inagurazione della mostra «Italico Brass, reporter della Grande Guerra», ospitata dalla sala del conte del Castello e curata dalla professoressa Annalia Del Neri: mostra che si affianca a «1918: la Vittoria» ospitata dai saloni del maniero medievale. Ospite d’onore il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, il quale ha evidenziato come Gorizia sia sempre stata una città italiana, «nonostante i tragici trascorsi che ne hanno caratterizzato la storia». Parole accolte da applausi sinceri in un clima di festa. A fare gli onori di casa il sindaco Ettore Romoli. «Questa – le sue parole – non è una semplice inaugurazione di una mostra ma una vera cerimonia. Erroneamente, qualcuno ha considerato e considera il Tricolore una manifestazione di sciovinismo: in realtà, è un monumento che vuole ricordare coloro che si sono sacrificati per l’italianità di questa città».

Più in profondità rispetto ai contenuti della mostra sono andati l’assessore alla Cultura Antonio Devetag e la responsabile del castello, Emanuela Uccello. L’esposizione – visitabile fino al 31 gennaio 2009 dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 18.00 – è suddivisa in due sezioni: nella prima è presentata la cartella intitolata «Sulle orme di San Marco. Alle porte di Gorizia», quindici tavole a colori che riproducono i dipinti dal vero del pittore e che fu pubblicata nel 1917 con l’approvazione del Comando supremo. Nella seconda sezione sono presentati diciotto dipinti, molti dei quali inediti, in cui si susseguono le vedute documentarie del fronte del Basso Isonzo: soldati in trincea, scene campali con gruppi di cavalleggeri, soldati in una piazzetta di Campolongo al Torre, postazioni di avvistamento dall’osservatorio di Medea. Un suggestivo notturno documenta l’attenzione con cui civili e soldati seguono dal Castello di Udine nella notte fra 8 e 9 agosto 1916 l’avanzata dell’esercito italiano e la presa di Gorizia.

Ai dipinti dal fronte si affiancano le riprese di Venezia mortalmente minacciata dai bombardamenti che nell’ottobre 1915 distrussero il soffitto della chiesa degli Scalzi affrescato da Tiepolo. Sacchi di sabbia e steccati difendono i monumenti della città lagunare, le cui calli e campi sono percorsi da soldati ma anche da una folla vestita di scuro apparentemente solo frettolosa. L’angoscia in cui viveva la città è però svelata dalla stupenda e toccante ripresa dell’interno di un rifugio dove, come in una visione goyesca, madri con i bambini aggrappati, feriti e anziani condividono paura, attesa e disperazione alla fioca luce di una lanterna.

Alle fasi finali dell’inaugurazione in Castello ha preso parte anche il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia.

(fonte Francesco Fain su Il Piccolo)