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Stupendo, incredilile, meraviglioso, superlativo!
Così è stato, per me, il pomeriggio del 21 settembre allo stadio Flaminio.
Forse mi sono sentito maggiormente coinvolto perché io stesso esule e, pur se piccolissimo, conservo ancora ogni ricordo della mia vita in Istria e del giorno della partenza dal porto di Parenzo. Ma anche i ragazzi, che sono la seconda-terza generazione, erano emozionati ed è stata l’apoteosi alla fine quando i giocatori hanno intonato le nostre canzoni in un unico coro con il pubblico. Che momento!

Un grazie alla ANVGD tutta, a Fabio Rocchi, al vicepresidente Marino Segnan ed a quanti altri (molti) hanno dato il loro contributo. Siete stati stupendi, favolosi!
Lo dicevo agli arbitri, nella fase di adesione, che ero sicuro che il ricordo di questa manifestazione sarebbe rimasto indelebile in ciascuno di noi per il resto della nostra vita. Così sarà, più grande ed intenso di ogni aspettativa.

Un grazie di cuore. Abbraccio tutti.

Mario Miani, 58 anni, da Cordenons (PN), nato a Parenzo, arbitro del Triangolare

Ciao Gioventù, 

desidero ringraziarVi tutti per i giorni trascorsi in ritiro a Rocca di Papa. E’ stata una bellissima festa alla quale ho partecipato insieme alla mia famiglia con grande entusiasmo in ricordo di mio Papà che ha giocato nel Grion e che ci ha sempre raccontato momenti importanti sulle sue partite e sul campionato della nerostellata. Agli Organizzatori un grazie di cuore. Con affetto e a presto

Luigi Silli, 61 anni, originario di Albona, F.C. Grion Pola, allenatore in seconda

 

Emozionato.

Quelle terre dove i miei zii correvano e giocavano con mio padre in fasce, dove i miei nonni si amavano e i veri valori esistevano veramente, hanno ripreso vita il 21 settembre 2011.

Non solo le terre. Eravamo in tanti allo stadio, lassù però una grande massa di esuli felici, piangeva e tifava. Si sentivano le loro voci, il loro calore, quell’orgoglio di essere stati italiani. Emozionante.

Lealtà, allegria e onore i valori che mi sono stati trasmessi fin da piccolo, onore che ho ritrovato scendendo in campo per loro, per un loro ideale. Per questo ho trattenuto le lacrime, più volte, pensando a mio padre scomparso troppo presto, pensando ai miei zii, e all’ orgoglio che da lassù hanno potuto provare nel vedere me e mio fratello vicini per rappresentarli. La dalmazia era rimasta nel loro cuore. E loro nel mio.

Grazie Fabio Rocchi e team, grazie all’ Associazione. Ora più che mai mi sento un Dalmata, ora più che mai un Italiano.

Con emozione.

Riccardo Ferrari Cupilli, 29 anni, da Torino, A.C. Dalmazia, originario di Zara, centrocampista e capitano, premio fair play del Triangolare

Era iniziato così, tutto abbastanza per gioco, in un periodo in cui iniziavo ad avvicinarmi alla ANVGD.

Ed invece eccomi qua, con una medaglia d’oro al collo a vedere su internet le immagini di una festa che difficilmente dimenticherò.

Da quando la segreteria organizzativa mi ha contattato, ho spiegato non so quante volte la storia della Fiumana (grazie a chi ha creato la pagina di Wikipedia, ammetto che ero ignorante in materia!) nonché quella dell’esodo, nonché la storia della mia famiglia. Per non parlare del fatto che la domanda più frequente era: “Ma cosa va a fare un quasi ex arbitro di pallacanestro in un torneo di calcio?”; e non avevano tutti i torti…

E così, lunedì 19 mi sono imbarcato su un aereo per Roma, con una valigia piena di allegria e curiosità.

Allegria, perché già a Rimini al Forum Giovani ANVGD ho capito che in queste occasioni ci si diverte.

Curiosità, perché non sapevo esattamente chi sarebbero stati i miei compagni di squadra e, soprattutto, dove mi avrebbero portato i miei limiti di calciatore non propriamente provetto.

La curiosità è stata soddisfatta con una due giorni di “full immersion calcistica” al Centro Mondo Migliore (ma i giocatori non andavano in ritiro in super alberghi extra lusso? :-) che hanno un po’ messo a dura prova la psiche di un cestista come il sottoscritto.

Ma, soprattutto, una due giorni con tanti muli istriani, dalmati e fiumani, provenienti da mezzo mondo, visto che non solo coprivamo quasi tutte le regioni d’Italia, ma anche quasi tutti i continenti (gli esuli avranno conquistato anche la Cina?)

E, vi posso assicurare, che mi sono divertito come e più che a Rimini!

E poi, con le ciocche nei piedi ed i muscoli in fiamme, ecco il gran finale.

Il Triangolare al Flaminio, la casa italiana del rugby.

Ora, non so voi, ma in vita mia sono sceso su parquet storici, ma mai in un vero stadio.

L’emozione è stata immensa.

Arrivare in autobus come una squadra seria, salire la scaletta che porta al green come uno dei fratelli Bergamasco, vedere la tribuna addobbata con la scritta “Triangolare del Ricordo”, incontrare le hostess (ah, no, era Fabio Rocchi, vabbé questo passava il convento :-) , vedere tribune, seppur ancora deserte, da 30 mila persone, insomma un mix di emozioni da far tremare le gambe.

Della partita non parlo, non ne ho le competenze tecniche.

Lasciatemi solo dire che i miei coach Sergio Vatta e Aldo Kregar sono due terribili vecchietti (:-), che difficilmente credo di aver incontrato nella mia carriera cestistica, ma che mi hanno insegnato tanto sulla nostra storia e anche, perché no, sullo stare in campo.

Il risultato sportivo finale è stata una grande vittoria della Fiumana, la mia squadra.

E’ scoppiata una grande festa, una gioia buffa da descrivere, perché 18 ragazzi che si conoscevano da poco più di 48 ore hanno festeggiato sul campo come se fossero una squadra cresciuta insieme da anni e anni di intenso lavoro.

Però è così. Il bello di noi esuli è questo.

Arriviamo da ogni parte d’Italia e/o del mondo, stiamo insieme qualche giorno, o peggio qualche ora, ma sembriamo una combriccola che si conosce da un’eternità.

Qualche anno fa, un tizio diceva: “Tu chiamale, se vuoi, emozioni!”

Già, solo una grande, immensa emozione.

Per finire.

Grazie Fabio, grazie Chiara, grazie Ilaria, grazie ai volontari, grazie Marino, grazie ANVGD.

Grazie ai miei tifosi per lo striscione in curva sud “Valenti stai in panca!!!” (apparso anche su Facebook) (:-)

Ma, soprattutto, grazie nonni!!!

Da Fiume, oltre a papà, sono scappati nonni paterni e nonni materni.

E a tutti loro devo dire il mio grazie per avermi passato il ricordo di quelle terre nonché avermi insegnato certi valori che porto sempre con me, nella mia vita sportiva ed in quella di tutti i giorni.

Ci sarà un altro Triangolare? Chissà. Di certo io cercherò di essere presente qualunque manifestazione si organizzerà, perché ho scoperto che posso incontrare amici veri!

Christian Valenti, 34 anni, da Genova, U.S. Fiumana, originario di Fiume, difensore

…non ero ancora arrivato a casa che già sentivo la nostalgia di tutti voi, eppure di strada non ne dovevo fare tanta, sono romano, papà romano e mamma fiumana, nato e cresciuto nel quartiere Giuliano-Dalmata, dove i cognomi che finiscono in “ch” sono la normalità, e dove sono nati e cresciuti tutti i miei amici più cari ed intimi.

Mia madre ed i miei zii mi raccontavano sempre di “come erano andate le cose” ed a me sembrava sempre che fossero confinate in quelle “quattro” strade di confine al Villaggio…..per poi diradarsi mano a mano che ci si allontanava da esso. Eppure questi tre giorni magnifici hanno fatto letteralmente esplodere le mie sensazioni che si sono moltiplicate per ognuno di voi che in un modo o nell’altro arrivava lì da un posto diverso dal mio, ma allo stesso modo univoco di sensazioni, di cultura, di valori, come fossimo sempre stati insieme completati da un legame più profondo di quello che potevano dire le nostre parole; il Villaggio dove ero cresciuto ora non aveva più confini.

E poi mi torna in mente l’inno d’Italia, cantato direttamente dal campo verso le tribune, tutti insieme, ed il nodo si stringe in gola e la commozione vola, ma la voce non cede e canta!!!!…..

Grazie veramente a tutti per questi ricordi indelebili ed un particolare ringraziamento all’organizzazione veramente perfetta in tutto.

Ancora un grazie a tutti coloro che mi hanno detto: “ragazzi ci avete fatto emozionare….”.

Dai che siamo tanti!!!

A presto

David Silvi, 40 anni da Roma, U.S. Fiumana, originario di Fiume, attaccante

Cari amici,conoscenti, parenti e perfetti sconosciuti, cercherò di scriver poco per non annoiarvi troppo. Vorrei parlarvi di un’esperienza che tanto ha lasciato dentro di me. Credo che parlare delle sofferenze dei nostri nonni, non sarebbe appropriato ora e neanche a loro andrebbe, ma anzi, gradirebbero sapere quanto abbiamo fatto in campo!

Di sicuro è stata una bella, forse fin troppo breve parentesi, di tante vite che si sarebbero potute incontrare in quei territori che tanta sofferenza, hanno visto passare. Conoscere gente di Torino, Milano, Livorno, Venezia e persino del Sudafrica, Canada e Argentina, con quei cognomi tanto “strani”, che la mia generazione ha sempre identificato come straniere, dà ancora più significato a questa manifestazione. Fuori da qualunque rappresentanza politica, che credo sarebbe quanto meno stupida, ma solo in nome di quelle persone che dovettero lasciare una terra che sembrava non amarli più per un’altra che non li ha amati come avrebbero meritato.

Ho trovato dei ragazzi intelligenti e di cuore, che sanno bene quanto sia importante esserci stati, farsi sentire, anche se per un giorno solo. E se poi non ne parleranno i giornali, o vi dedicheranno solo un piccolo spazio, penso che questi giorni passati insieme, tra grandi personaggi dello sport, allenamenti e goliardici cori tra squadre “rivali”, rimarranno sempre dentro di noi e ci faranno sorridere e commuovere guardandoci in foto o incontrandoci.

Grazie di cuore a tutti quanti.

Diego Cambiaso, 24 anni, da Alessandria, U.S. Fiumana, originario di Fiume, attaccante

 

Proverò a descrivere brevemente i miei giorni passati con Voi. I sentimenti che si sono alternati sono stati diversi… Emozione, felicità, orgoglio. La cosa che forse mi ha maggiormente emozionato è stato scoprire quante persone condividessero il mio stesso passato. Ho conosciuto diversi ragazzi che abitano nel mio quartiere e parlando con loro ho scoperto che i nostri nonni erano amici, che i nostri genitori si conoscevano. Probabilmente, senza l’ ANVGD, con la nostra generazione questo legame sarebbe andato perso. Spero di rivedere presto questi ragazzi e se possibile rivedere i “magnifici 60″ quanto prima possibile perchè il “mio” GRION POLA mi manca parecchio.

Gabriele Luciano Picone, 26 anni, da Torino, F.C. Grion Pola, originario di Dignano d’Istria, attaccante

Sono partita per Roma avendo nel cuore mia mamma, i miei zii e i miei nonni: nel 1947 lasciarono a Zara tutto – famigliari, amici, proprietà, sogni, ambizioni, progetti – e arrivarono a Venezia con un profondo dolore e un grande senso di smarrimento e di abbandono, arginati (ma mai del tutto sopiti) dall’amore della famiglia, da una grande forza di volontà e, perché no?, dall’orgoglio di essere italiani.

Sono tornata da Roma con la consapevolezza che l’esperienza drammatica dei nostri veci ci rende speciali, uniti nonostante le diversità e la lontananza dai valori delle nostre terre d’origine e forti dell’amore per i nostri padri, le nostre madri, i nostri zii, i nostri nonni.

Grazie Fabio! Un abbraccio a Chiara e Ilaria, a Sara, agli allenatori e giocatori, e a tutti coloro che hanno condiviso questa memorabile esperienza!

Sabrina Trovò, da Venezia, volontaria del Triangolare

 

Carissimi tutti,

difficile in due righe esprimere le sensazioni provate in tre giorni di pura amicizia. Impensabile raccontarvi le emozioni strette nel cuore o la commovente passione che ho provato durante l’inno. Il pensiero rivolto a mio padre che da lassù, felice, si gonfiava il petto fiero di vedermi in mezzo a voi, felice di avermi trasmesso i valori della sua terra di origine. E mi sono venuti in mente i suoi racconti, le sue storie di quando lottava caparbiamente per pescare un branzino o di quando affiancava il padre per affrescare il Duomo di Umago. O ancora quando, nel lontano 1955, partiva insieme a mia madre, con la Vespa e nulla più, verso Como, città nella quale ha ricostruito la vita.

Tre giorni che resteranno indelebili nella mia memoria per le fantastiche persone che ho conosciuto: giocatori, allenatori, ex-calciatori, organizzatori, collaboratori, volontari ecc.

Fabio, non smetterò mai di ringraziarti. L’organizzazione è stata perfetta, facilitata da due eccezionali collaboratrici come Chiara e Ilaria e dalla spontanea disponibilità di Sara.

Infine, vorrei comunicare a tutti che fin da subito sono disponibile per la rivincita del Triangolare!

Un abbraccio a tutti.

 Giampaolo Lenarduzzi, 44 anni, da Venezia, volontario giocatore n. 21 del Dalmazia.

Ci sono stati ragazzi che per vari motivi sul terreno di gioco sono rimasti solo pochi minuti. Chi per infortunio, chi per scelta tecnica ha provato solo per pochi minuti l’emozione del terreno di gioco. Abbiamo giocato a calcio e per un pomeriggio abbiamo fatto rivivere le società di calcio della Fiumana, del Grion Pola e del Dalmazia: siamo comunque tutti parte di un evento storico straordinario, importante! Indubbiamente indossare la maglia di queste squadre è stata un’emozione unica ed almeno per me sicuramente irripetibile; ma in questi tre giorni c’è stato qualcosa di più straordinario, fondamentalmente importante: stare con voi, vivere tre giorni al vostro fianco, guardarvi negli occhi, raccontarci le nostre esperienze e quelle dei nostri padri, dei nostri nonni, raccontarci certi episodi in dialetto piemontese, in milanese o in veneto come in romano ed avere la sensazione di essere un’ unica famiglia. 

E’ stata per me un’emozione unica, una cosa eccezionale! In ognuno di voi ho visto qualcosa di me stesso, del ricordo che ho di mia zia di Pola… penso alle sue lacrime praticamente istantanee quando da piccolo le chiedevo: zia raccontami della tua arena di Pola… (io immaginavo fosse sua davvero!). Ripenso ai racconti di mio padre che quando era un muletto ne combinava di mille colori nel quartiere Braida di Fiume… Rivedo mio nonno che con il traghetto parte da Fiume e arriva nell’incantevole Cherso!

Ripenso a questi magnifici giorni, al nostro fair play in campo, ai sorrisi e ai canti nella mensa, al sostegno fisico e morale negli allenamenti. Tutte queste sono le cose che ci hanno donato i nostri cari, che come noi hanno fatto qualcosa di altrettanto straordinario: nella loro valigia di profughi ci hanno messo l’unica cosa che potevano, una cosa inestimabile, un dono per noi, farci ritrovare in un’unica famiglia, la famiglia Fiumana, Giuliana e Dalmata; per me questa è l’emozione più grande che non durerà solo pochi minuti… Non avrà la durata di una partita di calcio, ma rimarrà indelebile nella mia memoria.

Guido Viti, 39 anni, da Firenze, secondo portiere della Fiumana

Anche se il mio contributo come volontario è stato minimo, è stata una giornata che non dimenticherò. Ho lasciato la Venezia Giulia nel 1945, quando avevo pochi anni. Ricordo, quando ero bambino, i racconti dei miei genitori (si parlava tutti i giorni del paese dove vivevamo), gli incontri con i loro amici e conoscenti, a volte anche nei campi profughi. Tanti anni fa, anche tra i profughi della diaspora, erano più frequenti i momenti di aggregazione, ed era facile incontrarli nelle più diverse circostanze. Ovunque andavo ne incontravo sempre molti, tanto che mi sembrava di appartenere ad una grande famiglia presente ovunque.  Poi ho continuato a girare per l’Italia, gli esuli sono invecchiati, il ricordo collettivo è sbiadito e il Paese è andato in direzione completamente opposta a quelli che sono i valori della gente dell’Esodo. Ma mercoledì scorso, allo stadio Flaminio, mi è sembrato che qualcosa sia riemersa. Forse quella atmosfera del passato che più di tutto aiuta a ricordare e a far ricordare le esperienze comuni. Ciò capita quando si incontrano persone di varia provenienza, mai viste, eppure simili nel comune sentire, e che danno l’idea di essere in tanti, anche lontano dalla terra di origine. Molte le considerazioni alla fine della giornata. Un incontro e soprattutto un’occasione per incominciare a passare il testimone alle nuove generazioni, a giovani che appartengono ad altre realtà, ma che dovrebbero tenere in piedi una memoria loro trasmessa faticosamente in tanti modi diversi (un ricordo del ricordo), e che a loro volta in futuro dovrebbero saper trasmettere alle generazioni successive. Per completare questo passaggio il lavoro da fare è ancora tanto.

Enrico De Cristofaro, da Roma, volontario del Triangolare

 

Nel tornare nella mia Senigallia pensando ancora al Triangolare del Ricordo, sono emozionato per aver partecipato a un evento sportivo così ricco di significati e vedere per la prima volta in campo  maglie di squadre che sono scomparse dall’ultimo conflitto mondiale: ha dato i brividi. Difficile fare il tifo per una singola squadra, io, figlio di genitori di Fiume e di Pola e parenti di Zara. Quindi i ho data la mia diponibilità a fare il volontario per accogliere la gente intervenuta all’evento. Ma ogni tanto una sbirciatina al campo… e sentire cori che inneggiavano al Grion Pola alla Fiumana e a Zara… iera roba da groppo in gola. Sentire la vicinanza della nostra gente in questa festa calcistica  è stato commovente. Grande l’entusiasmo dell’organizzazione: speriamo di ripetere tali esperienze. Un grosso saluto a Fabio Rocchi e a tutto lo staff…

 Giuseppe Ritschl, da Senigallia, volontario del Triangolare

Fino all’11 ottobre 2011 sarà possibile lanciare le proprie offerte su alcuni oggetti che hanno “vissuto” il Triangolare del Ricordo. Si parte dai palloni firmati dai giocatori a quelli usati durante gli incontri, fino alle divise originali e numerate delle tre squadre in campo. Un’occasione unica di avere con sé un pezzo di storia e di sport della nostra comunità giuliano-dalmata. Sul sito della ANVGD trovate all’indirizzo http://www.anvgd.it/notizie/12064-26set0852-allasta-i-cimeli-del-triangolare.html sia tutti gli articoli disponibili che le relative quotazioni. I dati vengono aggiornati fino alle ore 24 dell’11 ottobre, man mano che giungono le offerte. A chi si accaparrerà gli oggetti verrà inviato anche un cappellino dello sponsor Legea e un gadget della manifestazione.

“…de tuto la vendeva, fora che el bacalà, perché non m’ami più…”
I tifosi del Grion Pola intonano la Mula di Parenzo, mentre le squadre sono ancora in campo, ognuna stretta attorno alla sua bandiera, e improvvisamente non sento più la stanchezza, nemmeno le scarpe mi danno più noia.

Guardo le bandiere, la Capra che mi ha seguito in capo al mondo, l’Aquila e le Tre Teste di Leopardo. Per un momento sento che Pola, Zara, Fiume, ci sono, sono reali, per un attimo hanno smesso di essere luoghi della memorie, care immagini tramandate di padre in figlio, ci sono, sono nostre. Ad evocarle anche l’atmosfera di amicizia, di famigliarità.

Dalla mia posizione “privilegiata” ho  avuto l’occasione di vedere, di conoscere, i nomi noti del Triangolare. Mi ha commosso e deliziato la familiarità e l’amicizia con cui si parlavano Pizzul, Benvenuti, Missoni, Gabric. E in dialetto!

Ma è stato anche straordinario l’attaccamento dei giocatori alla loro maglia, alla loro bandiera, e le emozioni che hanno scatenato nel pubblico. Mi sono sentito imprecare (vicino ai “VIP!) per il primo gol che la Fiumana ha fatto al Grion Pola…

Come mi ha detto Chiara verso la fine, tutto è andato bene. Merito dell’instancabile Fabio e del suo fantastico team, che ha saputo reagire con prontezza a tutte le situazioni, e ai volontari con cui ho avuto l’onore di lavorare.

L’ANVGD, e i suoi Giovani, hanno dimostrato di saperci fare, e ora la mia speranza è che si possa sfruttare il “momento” per eventi futuri. Istriani, Fiumani e Dalmati hanno dimostrato, ancora una volta, di sapersi
rimboccare le maniche!

Su con le recie!

Filippo Odair Marcato Guimaraes, 30 anni, da Padova, staff ANVGD, capo della sicurezza allo Stadio Flaminio