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di Raffaello Brunaso su “Nerazzurro”, periodico della tifoseria dell’Atalanta di Bergamo, edizione del 16 aprile 2011

Riaccendere per un giorno riflettori su quelli che furono gli eroi sportivi di un’Italia che non c’è più, è uno stimolo a ricordarne le gesta e un omaggio nei confronti di una comunità che oggi non ha più le sue città, le sue vie, i suoi campi di calcio ma, completamente integrata in tutte le regioni italiane ed in molti Paesi esteri, conserva con amore la sua identità”. Così l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, erede della storia e della cultura di quelle terre e di quelle genti italiche che per diversi secoli, come l’arena di Pola ben simboleggia a futura memoria, svilupparono commerci, avviarono nuove attività industriali e artigianali, creando nuove ricchezze e, conseguentemente, nuove possibilità di crescita sociale, intellettuale e artistica. Uno sviluppo ed un progresso, ancora ben visibili ad un turista non distratto che si rechi in città come Capodistria, Pirano, Rovigno, Fiume, Zara e Ragusa. Le sofferenze, le umiliazioni, le atroci ed indicibili sofferenze patite dalle popolazioni giuliano-dalmate sono state per anni nascoste, quasi rimosse dalla coscienza nazionale, sia per calcolo politico che per equilibri internazionali dettati da potenze militari ciniche e vendicative.

Come tutti sanno, ogni 10 febbraio si celebra la giornata del ricordo in memoria delle diverse migliaia di vittime infoibate (le stime non sono mai state effettuate in modo ufficiale, ma oggi si ritiene che gli italiani assassinati in questo modo barbaro dai banditi di Tito, fossero circa quindicimila, oggi si direbbe di pulizia etnica e forse un Tribunale internazionale farebbe anche il suo dovere…) e di quanti, dopo l’annessione di Istria e Dalmazia alla Jugoslavia, ritennero comunque di scegliere la via dell’esodo (circa trecentomila), la fuga in Italia e poi, successivamente, anche nell’altro capo del mondo, pur di affrancarsi dal feroce tallone slavo. In questa fetta di storia Patria dimenticata, sono rimasti inghiottiti anche avvenimenti minori, come la scomparsa di gloriose società sportive come il Football Club Grion Pola, la Fiumana e l’Associazione Calcio Dalmazia.

Proprio per ricordare questi Club e ciò che hanno significato per gli italiani, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia organizza per il 21 settembre prossimo allo Stadio dei Marmi di Roma, un “Triangolare del ricordo”. Di questa iniziativa nel parliamo con Pierluigi Pizzaballa, indimenticato portierone nerazzurro degli anni Sessanta e mister designato della rappresentativa della Dalmazia. Gli altri due allenatori sono: Lucio Mujesan per il Grion Pola (istriano di Pirano e giocatore di Roma, Bologna e Verona negli anni ’60-’70) e Sergio Vatta per la Fiumana (ha avuto una lunga carriera come allenatore di squadre giovanili prima al Torino e poi nello staff tecnico federale delle squadre under 16 e 17 azzurre).

Pizzaballa su una panchina è quasi una novità assoluta se escludiamo le giovanili. Come nasce questa sua partecipazione al Triangolare del ricordo?

Mah, a dir la verità me lo sono chiesto anch’io – spiega il portierone orobico – sono stato contattato dagli organizzatori, ho dato la mia disponibilità ed eccomi seduto sulla panchina della Dalmazia. Non ci sono delle ragioni particolari, ma sono senz’altro ben felice e onorato di poter partecipare a questo importante appuntamento non solo sportivo, ma che affonda le radici nella memoria, nella storia e nella cultura di un popolo”.

La rosa dei giocatori della Dalmazia è composta da 18 giocatori, molti gli Zaratini…

Sì, ho dovuto scegliere all’interno di un numero assai maggiore. Mi sono state inviate diverse schede, diciamo tecniche, di ogni singolo “giocatore” e sulle quali poi fare una scelta. C’era soltanto l’obbligo di formare una rosa omogenea composta da due portieri, sei difensori, cinque centrocampisti e cinque attaccanti”.

Sulla distinta…, ehm…, leggiamo di giocatori provenienti un po’ da tutti gli angoli dei continenti: Sud Africa, Argentina, Stati Uniti… Siete andati a pescare i talenti nelle Pampas…

Sì, la scelta è stata piuttosto complessa. Tutti gli atleti, ovviamente, diretti discendenti di parenti che per nascita o residenza hanno vissuto nelle terre della Venezia Giulia e della Dalmazia. C’è stato dietro un grande lavoro da parte dell’Associazione. Praticamente tutte le sedi dei cinque continenti si sono messe in moto per recuperare il maggior numero di atleti e formare così una rosa il più possibile ampia. Il mio compito è stato proprio quello di selezionare la rosa dei 18 visionando le singole schede tecniche di ognuno…”

Beh, come allenatore cosa ha previsto, che ne so, un ritiro, allenamenti particolari, un modulo…

Eh-eh, cosa volete, noi ci troveremo praticamente solo il giorno prima dell’inizio del torneo, sarà già importante e bello conoscerci tutti, scambiarci le proprie esperienze sportive e di vita. Poi, certo, alla fine dovrò scegliere l’undici da mandare in campo, anche se, considerata l’organizzazione del triangolare (tre incontri da 45 minuti ciascuno), non mi sento di escludere che, giustamente, alla fine tutti e diciotto scenderanno in campo”.

Una previsione sulla vittoria finale?

Come sempre, vinca il migliore o, meglio, vincano i migliori. Ovvero, tutti quei partecipanti che con sacrificio e spirito di identità hanno voluto dimostrare il grande amore per la loro Terra e l’Italia”.

Grazie mister e, sia pur condividendo le sue ultime parole, mi consenta di tifare per la Fiumana. Già, perché in un lontano novembre 1946 una famiglia di emigranti carnici decise di lasciare via Valscurigne, abbandonando quasi tutti i propri beni al civico 32, giusto salendo la strada, poco prima del quartiere Centocelle e del manicomio. Forza Fiume!

Il comitato d’onore, i patrocini… Tanto per cominciare, diciamo subito che mercoledì 21 settembre, al mattino, tutti i partecipanti all’iniziativa (giocatori, mister, accompagnatori, ecc.) saranno ricevuti in udienza privata in Vaticano da papa Benedetto XVI. Poi, a seguire, puntatina in Campidoglio, dove il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, esprimerà il saluto e la vicinanza della Città Eterna agli eredi del popolo Giuliano-Dalmata.

Hanno dato la loro adesione alla manifestazione, vero e proprio parterre de roi, il Governo italiano, il Presidente del Lazio (Polverini), del Veneto (Zaia), della Lombardia (Formigoni), del Friuli Venezia-Giulia (Tondo), della Liguria (Burlando). Per la parte più propriamente sportiva, risultano, tra gli altri: il bergamasco Gianfranco Baraldi, Presidente dell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici, Riccardo Garrone, Presidente U.C. Sampdoria, Abdom Pamich, fiumano e grande podista (oro olimpico a Tokyo nel 1964), Nino Benvenuti, istriano e campione olimpico e mondiale. A concludere, un tocco di classe, lo stilista dalmata Ottavio Missoni.

Le compagini calcistiche di Pola, Fiume e Zara, scioltesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, rivivranno per un giorno, il 4 giugno dell’anno prossimo, a Roma, in occasione del triangolare del Ricordo, che sarà organizzato dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Dopo 70 anni, le tre squadre, ovvero il Grion Pola, la Fiumana e il Dalmazia, torneranno dunque a disputare una partita, probabilmente allo stadio Olimpico di Roma. L’obiettivo dell’evento è di creare un incontro tra gli esuli sparsi nel mondo, far rivivere le squadre e anche ricordare i tanti calciatori giuliano-dalmati che hanno giocato in serie A e in nazionale, segnando ben 687 reti. La manifestazione si pone come fine di far convogliare dal 2 al 5 giugno del 2011 a Roma le forze calcistiche dei giovani discendenti degli esuli giuliano-dalmati sparsi in tutta Italia. Un torneo rievocativo delle storiche squadre italiane di Pola, Fiume e Zara scioltesi con la fine della seconda guerra mondiale, che torneranno così in campo dopo settant’anni in una sede prestigiosa della capitale.

L’iniziativa si sta concretizzando. Le squadre vestiranno i colori “storici” delle società d’Istria, Fiume e Dalmazia e l’incontro si dovrebbe svolgere all’Olimpico. Le spese saranno sostenute dagli sponsor con gli auspici delle più alte cariche istituzionali e la partecipazione di personalità di spicco del mondo dello sport. Ma dei particolari se ne riparlerà strada facendo, dando spazio alle iniziative che si affiancheranno alla triangolare.

L’idea dei giovani dell’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che rappresenta in Italia gli Esuli giuliano-dalmati) è di riportare per un giorno in auge i fasti delle tre squadre calcistiche, per un triangolare da 45 minuti a partita a Roma, in cui scenderanno in campo figli, nipoti e pronipoti di esuli.

Per il momento i calciatori candidati sono:

- per la Fiumana Christian Valenti (da Genova, classe 1977), Marco e Fabio Cvetnich Margarit (da Torino, il primo classe 1983 e il secondo classe 1972) e Gabriele Fassina (da Torino, classe 1990), tutti con origini fiumane, nonché Marco Rocchi (da Caserta, classe 1987), originario di Lussino).

- per il “Grion Pola” Antonio Russo (da Trieste, classe 1976, originario di Capodistria); Stefano Battioni (da Parma, classe 1958, figlio di Giovanni cannoniere del Grion); Roberto Amore (da Roma, classe 1975, originario di Buie), Daniele Diminich (da Trieste, classe 1982, originario di Albona) e Luigi Fattorini (da Roma, classe 1985, originario di Pola);

- per l’AC Dalmazia Giorgio Bua (da Pescara, classe 1989) e Simone Zaccardi (da Vercelli, classe 1981) entrambi originari di Zara

L’iniziativa gode già del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero della Gioventù, delle Regioni Lazio e Veneto dei Comuni di Roma e Trieste, dell’U.C. Sampdoria, della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati, dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, dell’Associazione delle Comunità istriane e dei Liberi Comuni di Fiume e di Pola in esilio. Del Comitato d’onore fanno parte il Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Rocco Crimi, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta,, il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini e quello della Regione Veneto, Luca Zaia, il presidente emerito della Camera dei Deputati, Luciano Violante, l’ex sindaco di Roma e deputato al parlamento Walter Veltroni, il senatore, ex sindaco di Roma ed ex ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli, l’attuale sindaco di Roma, Giovanni Alemanno, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, il presidente della U.C. Sampdoria, Riccardo Garrone, lo stilista dalmata e sindaco onorario del Libero Comune di Zara in esilio, Ottavio Missoni, il campione olimpico fiumano di marcia, Abdon Pamich, il campione olimpico e mondiale di pugilato istriano, Nino Benvenuti, il presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli Istriani Fiumani e Dalmati, Renzo Codarin, il presidente dell’Associazione Dalmati Italiani nel Mondo, Franco Luxardo, il presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, Lorenzo Rovis e i sindaci dei Liberi Comuni di Fiume e Pola in esilio, Guido Brazzoduro e Argeo Benco.

Dopo questo primo “esperimento”, se tutto “marcerà” come previsto, l’iniziativa potrebbe allargarsi alla comunità italiana in Istria, a Fiume e Dalmazia e al resto, magari con un incontro da svolgersi a Trieste.

«Il football? L’ho praticato e mi sono divertito. Ma non mi sfagiolavano troppo le gomitate e l’eccessivo agonismo. Meglio atletica e pallavolo». Sempre pronto alla battuta Ottavio Missoni, sindaco in esilio del libero comune di Zara, stilista celebre e atleta azzurro dai gloriosi trascorsi. Anche Missoni fa parte del Comitato d’onore del Triangolare del Ricordo. Del calcio quarnerino, istriano e dalmata conserva un chiaro ricordo. «L’A.C. Dalmazia di Zara – spiega – giocava soprattutto con le squadre del comprensorio marchigiano, i nostri dirimpettai sull’Adriatico. Questione di convenienza e logistica, ovviamente. Ero giovane, ma conobbi vari campioni delle nostre terre». Come i fratelli Varglien di Fiume, entrambi in forza alla Juventus di Torino. «Ci si allenava assieme in un impianto adiacente lo stadio comunale – dice Missoni – era una bella esperienza condividere la preparazione. Per me il football era soprattutto lanciare la palla e sfruttare la mia velocità di corsa. Ma quegli “spigoli” avversari su cui incocciavo mi fecero capire che non era la mia disciplina».

di MAURIZIO LOZEI

«Non vogliamo solo piangerci addosso. Le nostre genti devono essere ricordate anche per il contributo che hanno dato alla società italiana. Iniziamo dal calcio, sport popolare per eccellenza, dove giuliani, istriani e dalmati si sono distinti». Dice così Marino Segnan, vicepresidente nazionale dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia che con il “Triangolare del Ricordo” tra Pola, Fiume e Zara porterà a Roma nel giugno 2011 da tutto il mondo i giovani discendenti di quegli esuli che onorarono la maglia azzurra e quelle di tanti altri team.

Il padre di Segnan a Fiume fu compagno di scuola di uno dei più grandi calciatori quarnerini, Ezio Loik che insieme al triestino Giuseppe Grezar e al fuoriclasse Valentino Mazzola fu protagonista del centrocampo del grande Torino fermato nel ’49 dalla tragedia di Superga. Loik, in precedenza, era stato proprio con Mazzola protagonista della più bella stagione del Venezia, tanto da rientrare nelle mire di Ferruccio Novo, colui che creò il leggendario squadrone granata. Loik mosse i primi passi nella Leonida di Fiume nel 1933 e poi nella Fiumana, prima di divenire mito nel grande Torino.

La storia del calcio istriano, quarnerino e dalmato è zeppa di eventi e nomi importanti. L’Associazione sportiva Fiumana, il F.C. Grion di Pola, l’A.C. Dalmatia di Zara sono solo le principali di un novero di società calcistiche che furono costanti punti di riferimento per generazioni di giovani atleti. Nel suo “El balon fiuman – quando su la tore era l’aquila” (Litopress 2004), il milanese Luca Dibenedetto ha ricostruito il vasto movimento calcistico fiumano. Quanti campioni hanno compiuto i primi passi nello stadio di Borgomarina, fazzoletto di gioco strappato alla roccia e al mare. «Fiume, Olimpia, Gloria, ma anche Juventus Enea, Tarsia, Carnaro e Torrette, Concordia e Arx» sono solo alcune delle squadre che si cimentarono in campionati e tornei a Cantrida e in altri spazi cittadini. Tra i ricordi più importanti, la fusione tra le compagini dell’Olympia e del Gloria in favore dell’Unione sportiva Fiumana che partecipò anche nel 1928-29 al girone B del campionato nazionale di Serie A.

Il “Grion” di Pola, fondato nel 1918, prese il nome da un caduto istriano della Grande guerra. La casacca nero stellata faceva il paio con quella dei piemontesi del Casale. I polesani militarono anche nella divisione cadetta nazionale. L’Associazione calcio “Dalmatia”, agli albori del calcio, fu promotrice del calcio in terra dalmata, chiedendo lumi perfino alla Pro Vercelli, al tempo la società più importante d’Italia.

Tanti gli atleti rappresentativi delle terre perdute. Detto di Loik, impossibile dimenticare Rodolfo Volk, fiumano, protagonista nella Roma. Il suo concittadino Marcello Mihalic si fece onore a centrocampo, diventando protagonista con le maglie di Napoli, Ambrosiana/Inter e Juventus, oltre a vestire in un’occasione la maglia della Nazionale. Antonio Vojak, di Pola, cresciuto al “Grion” e capace di giocare sia da attaccante che da centrocampista, fece carriera con Napoli, Lazio, Genoa e Juventus vestendo anch’egli la maglia della nazionale. Pluriscudettato nella Juventus del quinquennio 1930-35, distintosi pure in diverse discipline, Mario Varglien, una vita da mediano, rappresenta un tassello di una dinastia sportiva fiumana che ha dato tanti atleti al calcio italiano.

Di quelle squadre, costrette allo scioglimento dalla guerra e poi dall’esodo, rimane solo il ricordo. Ma l’anno scorso, a Torino, un gruppo di esuli guidati dall’ex allenatore della Primavera granata Sergio Vatta, si è adoperato per resuscitare in Piemonte (dove vivono circa 40mila esuli) la Fiumana, chiedendone l’iscrizione alla Figc. I supporter “uscocchi” sono pronti a sostenerla, sull’onda di un sogno lungo oltre mezzo secolo.

(ANSA) – TRIESTE, 15 LUG – Rinascono le squadre di calcio di Pola, Fiume e Zara, scioltesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Dopo 70 anni, il Grion Pola, la Fiumana e il Dalmazia rivivranno per un giorno, il 4 giugno 2011, a Roma, in occasione del Triangolare del Ricordo, organizzato dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

In campo scenderanno i giovani discendenti degli esuli giuliano-dalmati sparsi in tutto il mondo, supportati da qualche vecchia gloria del calcio italiano. (ANSA).

(ANSA) – TRIESTE, 15 LUG – Le compagini calcistiche di Pola, Fiume e Zara, scioltesi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, rivivranno per un giorno, il 4 giugno 2011, a Roma, in occasione del Triangolare del Ricordo, organizzato dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Il torneo rievocativo e’ stato presentato oggi a Trieste: in campo scenderanno i giovani discendenti degli esuli giuliano-dalmati sparsi in tutto il mondo, supportati da qualche vecchia gloria del calcio italiano. Cosi’, dopo 70 anni, le tre squadre, ovvero il Grion Pola, la Fiumana e il Dalmazia, torneranno a disputare una partita, probabilmente allo stadio Olimpico di Roma. L’obiettivo dell’evento è di creare un incontro tra gli esuli sparsi nel mondo, far rivivere le squadre e anche ricordare i tanti calciatori giuliano-dalmati che hanno giocato in serie A e in nazionale, segnando ben 687 reti.

Nel corso della presentazione si è parlato anche del progetto di rifondare la Fiumana Calcio, partito da Torino nel 2008: la Figc, è stato spiegato, ha offerto l’accesso alla serie D, ma la Fiumana, che ha uno sponsor pronto a finanziare l’operazione, punta alla Seconda Divisione. Nel comitato d’onore del Triangolare, che ha un sito internet (www.triangolaredelricordo.it), sono presenti tra gli altri il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, il sottosegretario Gianni Letta, Walter Veltroni, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e lo stilista Ottavio Missoni. (ANSA).