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Archivio di settembre 2011

…non ero ancora arrivato a casa che già sentivo la nostalgia di tutti voi, eppure di strada non ne dovevo fare tanta, sono romano, papà romano e mamma fiumana, nato e cresciuto nel quartiere Giuliano-Dalmata, dove i cognomi che finiscono in “ch” sono la normalità, e dove sono nati e cresciuti tutti i miei amici più cari ed intimi.

Mia madre ed i miei zii mi raccontavano sempre di “come erano andate le cose” ed a me sembrava sempre che fossero confinate in quelle “quattro” strade di confine al Villaggio…..per poi diradarsi mano a mano che ci si allontanava da esso. Eppure questi tre giorni magnifici hanno fatto letteralmente esplodere le mie sensazioni che si sono moltiplicate per ognuno di voi che in un modo o nell’altro arrivava lì da un posto diverso dal mio, ma allo stesso modo univoco di sensazioni, di cultura, di valori, come fossimo sempre stati insieme completati da un legame più profondo di quello che potevano dire le nostre parole; il Villaggio dove ero cresciuto ora non aveva più confini.

E poi mi torna in mente l’inno d’Italia, cantato direttamente dal campo verso le tribune, tutti insieme, ed il nodo si stringe in gola e la commozione vola, ma la voce non cede e canta!!!!…..

Grazie veramente a tutti per questi ricordi indelebili ed un particolare ringraziamento all’organizzazione veramente perfetta in tutto.

Ancora un grazie a tutti coloro che mi hanno detto: “ragazzi ci avete fatto emozionare….”.

Dai che siamo tanti!!!

A presto

David Silvi, 40 anni da Roma, U.S. Fiumana, originario di Fiume, attaccante

Cari amici,conoscenti, parenti e perfetti sconosciuti, cercherò di scriver poco per non annoiarvi troppo. Vorrei parlarvi di un’esperienza che tanto ha lasciato dentro di me. Credo che parlare delle sofferenze dei nostri nonni, non sarebbe appropriato ora e neanche a loro andrebbe, ma anzi, gradirebbero sapere quanto abbiamo fatto in campo!

Di sicuro è stata una bella, forse fin troppo breve parentesi, di tante vite che si sarebbero potute incontrare in quei territori che tanta sofferenza, hanno visto passare. Conoscere gente di Torino, Milano, Livorno, Venezia e persino del Sudafrica, Canada e Argentina, con quei cognomi tanto “strani”, che la mia generazione ha sempre identificato come straniere, dà ancora più significato a questa manifestazione. Fuori da qualunque rappresentanza politica, che credo sarebbe quanto meno stupida, ma solo in nome di quelle persone che dovettero lasciare una terra che sembrava non amarli più per un’altra che non li ha amati come avrebbero meritato.

Ho trovato dei ragazzi intelligenti e di cuore, che sanno bene quanto sia importante esserci stati, farsi sentire, anche se per un giorno solo. E se poi non ne parleranno i giornali, o vi dedicheranno solo un piccolo spazio, penso che questi giorni passati insieme, tra grandi personaggi dello sport, allenamenti e goliardici cori tra squadre “rivali”, rimarranno sempre dentro di noi e ci faranno sorridere e commuovere guardandoci in foto o incontrandoci.

Grazie di cuore a tutti quanti.

Diego Cambiaso, 24 anni, da Alessandria, U.S. Fiumana, originario di Fiume, attaccante

 

Proverò a descrivere brevemente i miei giorni passati con Voi. I sentimenti che si sono alternati sono stati diversi… Emozione, felicità, orgoglio. La cosa che forse mi ha maggiormente emozionato è stato scoprire quante persone condividessero il mio stesso passato. Ho conosciuto diversi ragazzi che abitano nel mio quartiere e parlando con loro ho scoperto che i nostri nonni erano amici, che i nostri genitori si conoscevano. Probabilmente, senza l’ ANVGD, con la nostra generazione questo legame sarebbe andato perso. Spero di rivedere presto questi ragazzi e se possibile rivedere i “magnifici 60″ quanto prima possibile perchè il “mio” GRION POLA mi manca parecchio.

Gabriele Luciano Picone, 26 anni, da Torino, F.C. Grion Pola, originario di Dignano d’Istria, attaccante

Sono partita per Roma avendo nel cuore mia mamma, i miei zii e i miei nonni: nel 1947 lasciarono a Zara tutto – famigliari, amici, proprietà, sogni, ambizioni, progetti – e arrivarono a Venezia con un profondo dolore e un grande senso di smarrimento e di abbandono, arginati (ma mai del tutto sopiti) dall’amore della famiglia, da una grande forza di volontà e, perché no?, dall’orgoglio di essere italiani.

Sono tornata da Roma con la consapevolezza che l’esperienza drammatica dei nostri veci ci rende speciali, uniti nonostante le diversità e la lontananza dai valori delle nostre terre d’origine e forti dell’amore per i nostri padri, le nostre madri, i nostri zii, i nostri nonni.

Grazie Fabio! Un abbraccio a Chiara e Ilaria, a Sara, agli allenatori e giocatori, e a tutti coloro che hanno condiviso questa memorabile esperienza!

Sabrina Trovò, da Venezia, volontaria del Triangolare

 

Carissimi tutti,

difficile in due righe esprimere le sensazioni provate in tre giorni di pura amicizia. Impensabile raccontarvi le emozioni strette nel cuore o la commovente passione che ho provato durante l’inno. Il pensiero rivolto a mio padre che da lassù, felice, si gonfiava il petto fiero di vedermi in mezzo a voi, felice di avermi trasmesso i valori della sua terra di origine. E mi sono venuti in mente i suoi racconti, le sue storie di quando lottava caparbiamente per pescare un branzino o di quando affiancava il padre per affrescare il Duomo di Umago. O ancora quando, nel lontano 1955, partiva insieme a mia madre, con la Vespa e nulla più, verso Como, città nella quale ha ricostruito la vita.

Tre giorni che resteranno indelebili nella mia memoria per le fantastiche persone che ho conosciuto: giocatori, allenatori, ex-calciatori, organizzatori, collaboratori, volontari ecc.

Fabio, non smetterò mai di ringraziarti. L’organizzazione è stata perfetta, facilitata da due eccezionali collaboratrici come Chiara e Ilaria e dalla spontanea disponibilità di Sara.

Infine, vorrei comunicare a tutti che fin da subito sono disponibile per la rivincita del Triangolare!

Un abbraccio a tutti.

 Giampaolo Lenarduzzi, 44 anni, da Venezia, volontario giocatore n. 21 del Dalmazia.

Ci sono stati ragazzi che per vari motivi sul terreno di gioco sono rimasti solo pochi minuti. Chi per infortunio, chi per scelta tecnica ha provato solo per pochi minuti l’emozione del terreno di gioco. Abbiamo giocato a calcio e per un pomeriggio abbiamo fatto rivivere le società di calcio della Fiumana, del Grion Pola e del Dalmazia: siamo comunque tutti parte di un evento storico straordinario, importante! Indubbiamente indossare la maglia di queste squadre è stata un’emozione unica ed almeno per me sicuramente irripetibile; ma in questi tre giorni c’è stato qualcosa di più straordinario, fondamentalmente importante: stare con voi, vivere tre giorni al vostro fianco, guardarvi negli occhi, raccontarci le nostre esperienze e quelle dei nostri padri, dei nostri nonni, raccontarci certi episodi in dialetto piemontese, in milanese o in veneto come in romano ed avere la sensazione di essere un’ unica famiglia. 

E’ stata per me un’emozione unica, una cosa eccezionale! In ognuno di voi ho visto qualcosa di me stesso, del ricordo che ho di mia zia di Pola… penso alle sue lacrime praticamente istantanee quando da piccolo le chiedevo: zia raccontami della tua arena di Pola… (io immaginavo fosse sua davvero!). Ripenso ai racconti di mio padre che quando era un muletto ne combinava di mille colori nel quartiere Braida di Fiume… Rivedo mio nonno che con il traghetto parte da Fiume e arriva nell’incantevole Cherso!

Ripenso a questi magnifici giorni, al nostro fair play in campo, ai sorrisi e ai canti nella mensa, al sostegno fisico e morale negli allenamenti. Tutte queste sono le cose che ci hanno donato i nostri cari, che come noi hanno fatto qualcosa di altrettanto straordinario: nella loro valigia di profughi ci hanno messo l’unica cosa che potevano, una cosa inestimabile, un dono per noi, farci ritrovare in un’unica famiglia, la famiglia Fiumana, Giuliana e Dalmata; per me questa è l’emozione più grande che non durerà solo pochi minuti… Non avrà la durata di una partita di calcio, ma rimarrà indelebile nella mia memoria.

Guido Viti, 39 anni, da Firenze, secondo portiere della Fiumana

Anche se il mio contributo come volontario è stato minimo, è stata una giornata che non dimenticherò. Ho lasciato la Venezia Giulia nel 1945, quando avevo pochi anni. Ricordo, quando ero bambino, i racconti dei miei genitori (si parlava tutti i giorni del paese dove vivevamo), gli incontri con i loro amici e conoscenti, a volte anche nei campi profughi. Tanti anni fa, anche tra i profughi della diaspora, erano più frequenti i momenti di aggregazione, ed era facile incontrarli nelle più diverse circostanze. Ovunque andavo ne incontravo sempre molti, tanto che mi sembrava di appartenere ad una grande famiglia presente ovunque.  Poi ho continuato a girare per l’Italia, gli esuli sono invecchiati, il ricordo collettivo è sbiadito e il Paese è andato in direzione completamente opposta a quelli che sono i valori della gente dell’Esodo. Ma mercoledì scorso, allo stadio Flaminio, mi è sembrato che qualcosa sia riemersa. Forse quella atmosfera del passato che più di tutto aiuta a ricordare e a far ricordare le esperienze comuni. Ciò capita quando si incontrano persone di varia provenienza, mai viste, eppure simili nel comune sentire, e che danno l’idea di essere in tanti, anche lontano dalla terra di origine. Molte le considerazioni alla fine della giornata. Un incontro e soprattutto un’occasione per incominciare a passare il testimone alle nuove generazioni, a giovani che appartengono ad altre realtà, ma che dovrebbero tenere in piedi una memoria loro trasmessa faticosamente in tanti modi diversi (un ricordo del ricordo), e che a loro volta in futuro dovrebbero saper trasmettere alle generazioni successive. Per completare questo passaggio il lavoro da fare è ancora tanto.

Enrico De Cristofaro, da Roma, volontario del Triangolare

 

Nel tornare nella mia Senigallia pensando ancora al Triangolare del Ricordo, sono emozionato per aver partecipato a un evento sportivo così ricco di significati e vedere per la prima volta in campo  maglie di squadre che sono scomparse dall’ultimo conflitto mondiale: ha dato i brividi. Difficile fare il tifo per una singola squadra, io, figlio di genitori di Fiume e di Pola e parenti di Zara. Quindi i ho data la mia diponibilità a fare il volontario per accogliere la gente intervenuta all’evento. Ma ogni tanto una sbirciatina al campo… e sentire cori che inneggiavano al Grion Pola alla Fiumana e a Zara… iera roba da groppo in gola. Sentire la vicinanza della nostra gente in questa festa calcistica  è stato commovente. Grande l’entusiasmo dell’organizzazione: speriamo di ripetere tali esperienze. Un grosso saluto a Fabio Rocchi e a tutto lo staff…

 Giuseppe Ritschl, da Senigallia, volontario del Triangolare

Fino all’11 ottobre 2011 sarà possibile lanciare le proprie offerte su alcuni oggetti che hanno “vissuto” il Triangolare del Ricordo. Si parte dai palloni firmati dai giocatori a quelli usati durante gli incontri, fino alle divise originali e numerate delle tre squadre in campo. Un’occasione unica di avere con sé un pezzo di storia e di sport della nostra comunità giuliano-dalmata. Sul sito della ANVGD trovate all’indirizzo http://www.anvgd.it/notizie/12064-26set0852-allasta-i-cimeli-del-triangolare.html sia tutti gli articoli disponibili che le relative quotazioni. I dati vengono aggiornati fino alle ore 24 dell’11 ottobre, man mano che giungono le offerte. A chi si accaparrerà gli oggetti verrà inviato anche un cappellino dello sponsor Legea e un gadget della manifestazione.

“…de tuto la vendeva, fora che el bacalà, perché non m’ami più…”
I tifosi del Grion Pola intonano la Mula di Parenzo, mentre le squadre sono ancora in campo, ognuna stretta attorno alla sua bandiera, e improvvisamente non sento più la stanchezza, nemmeno le scarpe mi danno più noia.

Guardo le bandiere, la Capra che mi ha seguito in capo al mondo, l’Aquila e le Tre Teste di Leopardo. Per un momento sento che Pola, Zara, Fiume, ci sono, sono reali, per un attimo hanno smesso di essere luoghi della memorie, care immagini tramandate di padre in figlio, ci sono, sono nostre. Ad evocarle anche l’atmosfera di amicizia, di famigliarità.

Dalla mia posizione “privilegiata” ho  avuto l’occasione di vedere, di conoscere, i nomi noti del Triangolare. Mi ha commosso e deliziato la familiarità e l’amicizia con cui si parlavano Pizzul, Benvenuti, Missoni, Gabric. E in dialetto!

Ma è stato anche straordinario l’attaccamento dei giocatori alla loro maglia, alla loro bandiera, e le emozioni che hanno scatenato nel pubblico. Mi sono sentito imprecare (vicino ai “VIP!) per il primo gol che la Fiumana ha fatto al Grion Pola…

Come mi ha detto Chiara verso la fine, tutto è andato bene. Merito dell’instancabile Fabio e del suo fantastico team, che ha saputo reagire con prontezza a tutte le situazioni, e ai volontari con cui ho avuto l’onore di lavorare.

L’ANVGD, e i suoi Giovani, hanno dimostrato di saperci fare, e ora la mia speranza è che si possa sfruttare il “momento” per eventi futuri. Istriani, Fiumani e Dalmati hanno dimostrato, ancora una volta, di sapersi
rimboccare le maniche!

Su con le recie!

Filippo Odair Marcato Guimaraes, 30 anni, da Padova, staff ANVGD, capo della sicurezza allo Stadio Flaminio

Volevo mantenermi sul generico perché non sono brava con le esternazioni pubbliche, ma non voglio sottrarmi proprio io al feed back…

Beh, ci sono volte – e questa è una di quelle – in cui le parole non sembrano sufficienti per esprimere le emozioni del momento, la complicità instaurata con colleghe eccezionali, il rispetto per ragazzi con una storia importante alle spalle, l’euforica agitazione del pre-evento, l’orgoglio di aver partecipato a qualcosa di grandioso, la paura di non esserne stata all’altezza, la tristezza per il sipario che cala su un’avventura durata cinque mesi, la profonda stima per un capo che più che un capo è stato un amico-padre-mentore-esempio da seguire e che sarà difficile incontrare nuovamente sul proprio cammino.

Lo so, un elenco non può bastare per includere tutto questo… Ma come direbbe qualcuno più saggio di me: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Spero quindi che, al di là di tutte le parole, traspaia ciò che sento. Grazie a ognuno di voi, davvero.

Ilaria Costanzo, 26 anni, da Roma, Ufficio stampa del Triangolare

E’ stata una giornata magnifica, molte emozioni. Non ho parole per esprimere la gioia che ho avuto di trovarmi allo Stadio Flaminio in mezzo a tutta questa gente di Fiume, Pola e Zara. Eravamo tutti insieme per applaudire questi giovani giocatori figli e nipoti degli esuli giuliani e dalmati: eravamo tutti una grande famiglia.

Quando all’innizio ho sentito l’inno nazionale avevo le lacrime agli occhi. Sono felice di avere partecipato a questa giornata grazie al Triangolare del Ricordo.

Vivo in Francia da 42 anni ma sono sempre italiana. Grazie ancora per questi momenti che non dimenticherò mai …..

Anna Maria Vatta, da Les Mées (Francia), di Zara, tifosa

Avevo sempre visto un mondo in bianco e nero. A casa di mia nonna. Lassù, tra il finestrone del balcone e la porta del cucinino. Una foto. Con dentro una squadra. Anzi, LA squadra. La FIUMANA. C’era anche mio nonno, in quella foto. Tanti volti, i volti di chi viveva sospeso tra un passato impervio e inclemente, un presente incerto ed imponderabile, ma con lo sguardo fiero di chi lottava ogni giorno per costruire un futuro. Per fare in modo la gente fiumana, istriana e dalmata, avesse un futuro. Italiano. In Italia. Il loro ed il nostro.

Già, dopo l’esodo, dopo il campo profughi a Mantova, dopo le “Casermette” a Torino, finalmente sarebbe arrivato un tetto sulla testa, ed i muri di mattoni invece che 4 lenzuola a fare da separé.

Ieri sono tornato in quella casa, ho guardato quella foto. Brillavano emozioni, tracimavano sensazioni e, soprattutto, era a colori. Il colore di chi ha avuto il privilegio di essere chiamato a contribuire al ritorno in campo del nostro glorioso passato sportivo. Il colore di chi ha potuto toccare con mano e sentire il peso di una maglia che era tessuto. Tessuto intrecciato di aneddoti, racconti e storia, intriso di anime, cuori, sentimenti e passioni. Il colore di chi ha avuto la fortuna di condividere momenti indimenticabili con altrettanti indimenticabili compagni di viaggio. Scoprire radici comuni e valori innati, trasmessici dai nostri genitori, dai nostri nonni, ritrovarci come sconosciuti compagni di viaggio e salutarci come amici di una vita.

Presto le foto saranno due, entrambe in bianco e nero. A noi trasmettere quanto abbiamo vissuto e provato in questi giorni, la nostra storia, i nostri valori, in modo che ci sia chi, con noi e dopo di noi, possa dipingerle con tutti i colori che saremo riusciti a fargli vedere.

A tutti dico grazie. Ad ognuno dico grazie. Per l’impegno. Per la serietà. Per le battute. Per la compagnia. Per ogni parola. Per ogni istante. Per ogni sorriso. Per ogni abbraccio. Per ogni arrivederci.

Orgoglioso di esserci stato, orgoglioso di essere stato, seppur per una sera soltanto, il Vostro capitano.

Fabio Cvetnich Margarit, 39 anni, da Torino, U.S.Fiumana, originario di Fiume, difensore e capitano