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Sebenico: torna alla luce antico insediamento romano (Il Piccolo 21 lug)

FIUME Sotto la supervisione degli accademici Nenad Cambi e Josko Zaninovic, nell’immediato entroterra di Sebenico, sulla sponda destra della Cherca(Krka), anche in questi giorni continua la campagna di scavi e prospezioni archeologiche avviate dal Museo civico di Drnis e ai quali danno un valido contributo gli studenti del dipartimento di archeologia dell’Università di Bologna. Giorno dopo giorno vengono così riportati alla luce i resti dell’antico «castrum» romano di Burnum, che per quasi 160 anni fece da centro logistico per due legioni di stanza in Illiria: dapprima la XI Claudia Pia Fidelis e quindi la IV Flavia Felix. A cominciare dalla fine del I secolo a.C. all’86 d.C.

L’insediamento di Burnum giunse a ospitare da 4 a 6 mila legionari,diventando uno dei centri militari più importanti della Provincia romana di Dalmazia. Nell’86 d.C. la regione venne proclamata «Provincia inermis» e la difesa del territorio affidata non più alle legioni ma a truppe ausiliarie. Burnum si trasformò così in centro abitato per assurgere al rango di «municipium» nel II secolo d.C. e per poi lentamente estinguersi. Dell’antico castro romano si ritrova poi traccia nel 16.esimo secolo in uno scritto del cartografo veneziano Matteo Pagano e poi, più tardi, nel “Viaggio in Dalmazia” dell’abate padovano Alberto Fortis. Fu per l’appunto sulla base delle annotazioni del Fortis che in epoca austroungarica vennero avviati i primi scavi, stimolati anche da un’annotazione del 1895 di don Frane Bulic,considerato il decano della ricerca archeologica croata. Il sito in cui si svolgono oggi gli scavi, che si avvalgono dell’equipaggiamento e della strumentazione per una ricerca non intrusiva portata dall’èquipe dell’Ateneo bolognese (sulla base di un accordo siglato nel 2004 con il Museo di Drnis) si estende per una ventina di ettari,in parte inclusi nel Parco nazionale della Cherca e rigorosamente sotto tutela. I resti dell’antico castrum romano sono oggi evidenti in alcuni archi in blocchi di pietra calcarea locale,attribuibili al foro o a un edificio di culto, ai resti di strutture urbane e a quelli dell’emiciclo di un anfiteatro che all’epoca del suo massimo splendore avrebbe potuto accogliere alcune migliaia di spettatori.(f.r.)

 
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