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Dialetti istriani, una realtà che va tutelata (Voce del Popolo 22 ago)

Alcune sere fa la Comunità degli Italiani di Rovigno ha presentato il bozzetto folcloristico in dialetto rovignese “Rovigno bella”. All’incantevole serata hanno partecipato degli ospiti d’eccezione, Zvjezdana Vrzić e John Victor Singler, due docenti del Dipartimento di linguistica della prestigiosa New York University, che stanno collaborando ad un progetto per la preservazione dell’idioma autoctono dei valacchi d’Istria e dei seianesi, conosciuto come lingua istrorumena, che si parla per la maggior parte nella zona ai piedi del Monte Maggiore e nella Cicceria.

 

La professoressa Vrzić, di origini fiumane, ha trascorso la sua infanzia a Icici e nel 1998 ha conseguito un dottorato di ricerca in linguistica presso la NYU; vanta numerose pubblicazioni inerenti all’istrorumeno, che ha imparato in famiglia dalla nonna e dalla madre. John Victor Singler, invece, è uno dei più rinomati esperti di lingue creole e pidgin ed è anche uno dei responsabili dell’African Linguistics School in Ghana. Entrambi sono impegnati nel progetto “Tutela del valacco e del seianese”, nato nel 2005 e che, oltre a un grande lavoro di ricerca e documentazione, comprende un programma di rivitalizzazione a cura dell’associazione “Spod Učke” (Ai piedi del Monte Maggiore), presieduta da Viviana Brkarić, che si occupa di insegnare ai ragazzi le canzoni tipiche dell’istrorumeno.

 

I risultati di questi sforzi di rivitalizzazione sono stati presentati dai simpatici e giovanissimi bambini di Valdarsa, uno dei villaggi dove si parla l’istrorumeno, che hanno presentato al pubblico rovignese le canzoni dell’infanzia tipiche della tradizione dei valacchi istriani. Alla fine della serata abbiamo incontrato i due ricercatori per approfondire i temi della tutela e della rivitalizzazione delle parlate istriane. La professoressa Vrzić ha ricordato che il progetto è partito da New York, dove ci sono ormai più parlanti attivi di questo idioma che nella stessa Istria. Secondo gli ultimi dati, i parlanti attivi che abitano nella “grande mela” sono circa 300, mentre in Istria sono rimasti in 150, per la maggior parte residenti nei villaggi di Valdarsa, Seiane, Villanova d’Arsa, Lettai, Sucodro, Grobnico e Costorciani. Nel 2007 il progetto si è avvalso della collaborazione del Museo etnografico dell‘Istria e dell’associazione “Tragovi”(Tracce), approdando in Istria.

 

Per la tutela di questa parlata è stato fondamentale il lavoro di ricerca e documentazione, che ha portato alla creazione di un sito interattivo consultabile all’indirizzo www.vlaski-zejanski.com, dove si possono scaricare numerose registrazioni audio e video e approfondire l’interesse per questa lingua. Negli ultimi 5 anni il progetto viene sostenuto dal ministero della Cultura, dalle Regioni Istriana e Litoraneo montana, dai Comuni di Mattuglie e Chersano, ma anche dal governo americano attraverso la National Science Foundation, un’agenzia governativa degli Stati Uniti che sostiene la ricerca e la formazione. L’agenzia ha assicurato i mezzi bastanti per 3 anni di ricerca sulla parlata valacca e seianese, che verrà analizzata dal punto di vista sociolinguistico e sintattico.


Queste due idiomi, che fanno parte del gruppo linguistico rumeno, sono stati separati per centinaia di anni dalla nazione madre e si sono evoluti in maniera autonoma diventando molto interessanti per la ricerca linguistica.

 

In base alle conoscenze attuali, i primi valacchi sono arrivati in Istria verso la prima meta del 1600 e l’analisi dei toponimi slavi istriani indica che diverse località della zona settentrionale della regione hanno una denominazione derivante dall’istrorumeno. John Victor Singler ha sottolineato che non bisogna mai permettere che una lingua scompaia senza che sia attentamente studiata e documentata, perché ogni ricerca di questo tipo è fondamentale per comprendere il funzionamento del linguaggio umano.

 

“L’Istria è ancora più affascinante per un linguista - ha affermato Singler - perché l’istrioto appartiene al gruppo delle lingue italo-occidentali (Western Romance languages), mentre l’istrorumeno è una lingua romanza orientale (Eastern Romance languages) e per la ricerca sarà molto interessante trovare i punti di contatto fra questi idiomi: conoscendo a fondo queste parlate si potrà avere una visione più completa della ricca storia della penisola istriana”.

 

La Vrzić ha anche aggiunto che il rischio d’estinzione del valacco e del seianese è simile alle altre parlate autoctone dell’Istria, come l’istrioto, che comprende le parlate romanze autoctone di Rovigno, Valle, Dignano, Fasana, Gallesano e Sissano. Infatti, l’istrioto e l’istrorumeno sono entrati nell’Atlante delle lingue in pericolo di estinzione redatto dall’UNESCO, nella categoria “seriamente in pericolo”, che indica quegli idiomi usati dagli anziani e dai nonni e che i genitori capiscono ma non usano nella comunicazione quotidiana e nei confronti dei bambini. La differenza maggiore tra i due è che l’istrioto ha sicuramente una maggiore testimonianza scritta, mentre l’istrorumeno è una lingua prettamente orale.

 

Alla serata organizzata dalla CI rovignese era presente anche la vicepresidente della Regione Istriana, Viviana Benussi, che ha confermato la massima disponibilità della Regione per questo tipo di progetti, aggiungendo che nei prossimi giorni i due ricercatori faranno visita anche ad altre Comunità degli Italiani, dove si parla l’istrioto, per sondare la possibilità di un lavoro di ricerca più ampio, che includa anche le altre parlate autoctone istriane.

 

Sandro Petruz

“la Voce del Popolo” 22 agosto 2012

 
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