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14 gen - Zara, la Dresda italiana: la storiografia croata ripensa i bombardamenti

Il croato “Globus” ospita un lungo intervento del prof. Tvrtko Jakovina sugli oltre 50 bombardamenti angloamericani su Zara tra il 1943 ed il 1944, che distrussero gran parte del tessuto urbano causando la morte di migliaia di civili. Quei bombardamenti, di cui fu e resta incomprensibile la ragione strategica, determinarono, insieme con l’occupazione dei partigiani di Tito, l’esodo della popolazione italiana autoctona verso l’Italia, confluito in quell’unico esodo degli italiani dalla Venezia Giulia a fronte delle violenze e della repressione snazionalizzatrice del nuovo regime jugoslavo.

Per la prima volta una parte della storiografia croata fa i conti con quegli eventi che sinora soltanto pochi studiosi hanno esaminato, in una generale rimozione che, particolarmente ma non soltanto in Italia, ha steso per molti decenni una pesante coltre di silenzio. «Terminata la guerra – scrive tra l’altro Jakovina – Zara fu città morta. Di abitanti autoctoni, se ne annoverano molto pochi». E riconosce, per la prima volta, che «le unità partigiane furono alleate di coloro che, in assenza di particolari giustificazioni militari, bombardarono intensamente la città».

È quanto hanno sempre sostenuto i pochi storici che abbiano investigato con onestà intellettuale su quei tragici eventi, come gli zaratini Oddone Talpo e Sergio Bricic, ed è quanto hanno sempre sostenuto gli esuli italiani da Zara. Lo studio di Jakovina ha il pregio di inserire la distruzione di Zara nel contesto della strategia alleata verso l’Italia e l’Europa occupata dai tedeschi, tenendo conto dei progressi della storiografia britannica, che non esita a porre in dubbio non solo la moralità, ma la stessa efficacia dei bombardamenti a tappeto sulle città (Dresda, Amburgo, Colonia, ecc.), che causarono tante vittime innocenti tra la popolazione civile.

Ora si apre forse un nuovo capitolo nella ricerca storica. Zara, i suoi abitanti esuli e le sue vittime dimenticate attendono ancora di venire riconosciuti.

Roma, 14 gennaio 2009

Luico Toth, presidente nazionale ANVGD

 
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