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15mag12 - Polesani nel Percorso della Memoria e della Riconciliazione

Impressionante l’immagine dell’inghiottitoio carsico noto per aver portato a morte cruenta un numero imprecisato di persone nel corso di uno dei tanti episodi di sanguinose e scellerate ritorsioni in tempo di guerra e nei frangenti successivi. La foiba di Terli (Trilji) nel Comune di Barbana – dichiarano gli associati al Libero Comune di Pola in Esilio – non è una delle più note, e nemmeno una delle più grandi del territorio, eppure “per noi polesani è una delle più significative”. Il 4 novembre del 1943, il maresciallo dei Vigili del fuoco di Pola, Arnaldo Harzarich, e la sua squadra, la ispezionarono a fondo e recuperarono ventisei corpi. Di venticinque è stato possibile accertare l’identità, e si appurò infatti che furono vittime civili, innocenti, tra cui giovani donne ed un minorenne, ma anche italiani antifascisti come il capo dei partigiani di Carnizza, Antonio Del Bianco, e Giacomo Zuccon, il nonno del dirigente FIAT Sergio Marchionne.

 

Mesto, quindi, e non poteva essere diversamente, il pellegrinaggio compiuto sabato pomeriggio alla foiba di Terli dai partecipanti al 56.esimo Raduno nazionale degli esuli da Pola. È stata questa, dopo Capodistria e Strugnano, la terza tappa dell’importante “Percorso in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi” di cui si sono resi autori il Libero Comune di Pola in Esilio e l’Unione Italiana di Fiume, con l’adesione di Federesuli. La cerimonia ha portato sul luogo dell’eccidio numerose autorità, ospiti e tanti, tantissimi, esuli polesi e istriani. Presente il sindaco del Libero Comune di Pola in esilio, Argeo Benco, i vertici dell’Unione Italiana, Furio Radin e Maurizio Tremul, il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Rodolfo Ziberna, il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, e Fabrizio Radin, presidente della Comunità degli Italiani di Pola, che ospita nella sua sede buona parte dei programmi del Raduno 2012.

 

Commovente l’Invocazione per le vittime delle foibe di monsignor Antonio Santin, pronunciata dal generale Silvio Mazzaroli. Valido al giorno d’oggi il suo messaggio di fondo, rivolto principalmente al superamento di ogni odio ed ogni rancore: “Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace”. Ma la cerimonia ha voluto rendere il giusto omaggio anche alla figura del validissimo capo dei pompieri di Pola che recuperò i corpi martoriati. Ecco spiegata la presenza di Sara Harzarich Pesle, sua nipote, chiamata a gettare nella voragine una corona di fiori alla memoria dei martiri di Terli.

 

L’ultima tappa del “percorso” è stata la cerimonia della deposizione di corone di fiori ai piedi del monumento alle vittime del terrore fascista di Montegrande, che ricorda i ventuno detenuti prelevati dal carcere polese per essere fucilati e impiccati dai nazisti il 2 ottobre 1944 in un atto di feroce ritorsione per l’uccisione, da parte dei gappisti, dell’ufficiale italiano delle SS Giuseppe Bradamante di Stignano. Tra le vittime della feroce rappresaglia nazista c’erano polesi e istriani, italiani e croati, giovani ed anziani. L’eccidio di Montegrande è assurto recentemente a simbolo ufficiale della resistenza a livello locale e viene infatti celebrato come “Giornata del ricordo” in ambito municipale, così come vuole lo statuto della Città di Pola. Anche in questa sede le autorità e i partecipanti al raduno hanno recitato una preghiera per le vittime e posto una corona di fiori ai piedi del monumento che rievoca la strage.

 

Un’atmosfera solenne, di profonda commozione, ma allo stesso tempo distesa. È quella che ha accompagnato sabato mattina le tappe in territorio sloveno del Percorso della Memoria e della Riconciliazione tra Italiani dell’Adriatico orientale, in omaggio alle vittime degli opposti totalitarismi del ’900. Folto il gruppo dei partecipanti alla cerimonia di Capodistria. A guidarlo sono stati Argeo Benco, sindaco del Libero Comune di Pola in esilio, Silvio Mazzaroli, direttore del giornale “L’arena di Pola”, Renzo Codarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli, Lorenzo Rovis, presidente dell’Associazione delle Comunità istriane, Rodolfo Ziberna, presidente dell’Anvgd, Giorgio Varisco, presidente dei Dalmati italiani nel mondo e l’on.Marucci Vascon. Ad accompagnarli il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul e molti connazionali residenti nel Capodistriano, tra i quali i vicesindaci di Capodistria e Pirano, Alberto Scheriani e Bruno Fonda, i consiglieri comunali Mario Steffè e Ondina Gregorich Diabatè, nonchè i presidenti delle CAN e delle Comunità degli italiani. Hanno reso omaggio al Cimitero di San Canziano alle vittime degli eccidi di massa dopo la seconda Guerra mondiale. Ai piedi del cippo sono stati sepolti i resti di trenta persone, rimaste ignote, rinvenute una ventina d’anni fa nelle cavità carsiche della regione. Maurizio Tremul, Argeo Benco e Alberto Scheriani hanno deposto una corona di fiori. Come annunciato, non è stato pronunciato alcun discorso, ma ha fatto seguito soltanto una breve funzione religiosa, officiata da don Renato Podberšič della Diocesi capodistriana.

 

Molto simile, circa un ora dopo, il cerimoniale seguito a Strugnano, dove sono stati commemorati due ragazzi uccisi nel 1921 dai fascisti. Ai piedi del monumento che li ricorda hanno deposto una corona, assieme a Tremul, Silvio Mazzaroli e Bruno Fonda. La benedizione è stata impartita da don Boris Čobanov, della parrocchia locale. Tra una manifestazione e l’altra c’è stato il tempo per un abbraccio tra vecchi amici che non si vedevano da qualche tempo, per ripescare nella memoria avvenimenti di molti anni fa.

 

La parola più sentita è stata indubbiamente “riconciliazione” tra chi ha dovuto abbandonare la propria casa e chi, invece, è rimasto. Gli esponenti delle organizzazioni degli esuli hanno voluto rimarcare che l’intento è stato quello di esprimere profondo rispetto per le vittime degli opposti totalitarismi, un rispetto comune, non diviso tra italiani, sloveni o croati. È stata l’occasione per superare finalmente le divisioni del passato e guardare con fiducia al futuro. “Un incontro del genere avrebbe dovuto svolgersi molto prima. Ci ha riportato alla nostra terra natale che ci ha plasmato come persone e come pensiero”, è stata la riflessione conclusiva.

 

Terminato il “Percorso celebrativo”, abbiamo raccolto pure una dichiarazione sui suoi significati da Maurizio Tremul, presidente della Giunta dell’Unione Italiana. Questa la sua riflessione, in estrema sintesi: “È stato un pellegrinaggio toccante dal punto di vista umano, in tutte e quattro le tappe del percorso compiuto con una serenità straordinaria da tutti i partecipanti al raduno, sia sui luoghi che testimoniano le morti violente delle foibe da parte del regime comunista jugoslavo, sia presso i monumenti che ricordano le vittime del fascismo italiano e del nazifascismo. Molto sentita è stata inoltre la partecipazione delle autorità locali di Pirano, di Capodistria e di Pola, come quella dei connazionali, dei presidenti delle Comunità degli Italiani, dei presidi delle scuole eccetera. Insomma, credo che sia stato finalmente compreso ciò che volevamo fare in primo luogo, e cioè riaffratellare gli esuli e i rimasti per chiudere le ferite aperte del Novecento, in modo da poter intraprendere un futuro comune nella bellissima cornice di un’Europa unita senza confini. Siamo un popolo unico – ha concluso Tremul –, unito da un mare, l’Adriatico, che finalmente non divide più, ma unisce e accarezza entrambe le sue sponde, baciando tutti i popoli che le abitano”.

 

“Con questi gesti vogliamo chiudere le ferite del passato, ovviamente non cancellando la memoria che ognuno deve conservare. Dobbiamo superare i torti subiti o fatti e incamminarci sulla comune via europea, che con l’entrata della Croazia nell’Unione europea cancella tutti i confini e ci riunisce nuovamente nella stessa Patria- la comune Patria europea”, ha concluso Maurizio Tremul.

 

Daria Deghenghi
Gianni Katonar

“La Voce del Popolo” 14 maggio 2012

 

 

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Gli Esuli da Pola e i dirigenti delle associazioni giuliano-dalmate

nel cimitero di Capodistria (foto www.siol.net)

 
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