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1991: l'armata jugoslava sfiora Trieste (Il Piccolo 10 mag)

LETTERE

Ho letto un articolo de Il Piccolo di quattro anni fa di Roberto Spazzali: «Un confine che ha pesato e peserà ancora». A un certo punto è scritto: «Si parlò ancora di confini, nell'ottobre 1991, quando Cossiga anticipò le ipotesi avanzate alla conferenza di pace dell’Aja di fare uscire l’armata jugoslava dalla Slovenia passando per il porto di Trieste ».

A parer mio, se la memoria non mi inganna, le cose non andarono proprio così. Dopo la proclamazione dell'indipendenza della Slovenia (25 giugno 1991), l’armata federale (Jna) invase la Slovenia. Siccome con il decorrere dei giorni le cose si stavano mettendo male per l’armata, Belgrado stava brigando per far sfollare l'esercito via Trieste e sembrava tutto fatto.

Sennonché, come la cosa giunse alle orecchie del presidente Francesco Cossiga, lo stesso immediatamente si fece portare alla Prefettura di Trieste, dove comunicò pubblicamente cosa voleva Belgrado. E la data era circa ai primi di luglio 1991. E la notizia fu trasmessa dal Tg3 delle 19.30.

A Trieste scoppiò immediatamente una rivolta. Fu occupato il Consiglio comunale e fu chiesto al governo sloveno perché le truppe federali non potessero partire dal porto di Capodistria. La risposta di Janša, ministro della difesa sloveno, fu chiara. Disse, cito a mente, che possono partire dal porto di Capodistria, quando vogliono, anzi il prima possibile, però a una condizione: le truppe devono andar via disarmate;  soltanto agli ufficiali è concesso di portare la pistola di ordinanza. La protesta rientrò e le truppe federali, disarmate, s'imbarcarono a Capodistria per tornare in Jugoslavia.

Gradirei, per favore, una risposta. Se non altro per controllare se la memoria funziona.

Dario Bazec
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Rispondo al signor Bazec. La sortita «diplomatica» del presidente Cossiga è del 4 ottobre 1991, in una fase estremamente concitata della politica estera italiana, divisa tra il riconoscimento dell’indipendenza di Slovenia e Croazia e il mantenimento dello Stato unitario jugoslavo.

Nel corso di una conferenza stampa improvvisata egli affermò che l’Italia «ha ritenuto di dover prendere in favorevole considerazione la richiesta che è stata formulata dal governo e dalle autorità militari jugoslave di consentire il transito sul nostro territorio alle unità militari dell’armata jugoslava che secondo gli accordi devono lasciare la Slovenia ». Ma già due giorni dopo tale affermazione era corretta e smentita dal sottosegretario agli esteri Vitalone, dopo una riunione dei ministri degli esteri dei dodici paesi comunitari, per mancanza delle condizioni essenziali.

A Trieste il Consiglio comunale aveva votato una mozione con cui si chiedevano soluzioni alternative e il 5 ottobre la Lista per Trieste aveva inscenato una manifestazione di cui il lettore ha fatto cenno. I fatti sono ben ricostruiti da Mario Dassovich in «All’orizzonte di Trieste» (Lint 1992).

Roberto Spazzali

 
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