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A Pordenone la Post-Jugoslavia, foto di una svolta traumatica

Pordenone. Aftermath. Changing Cultural Landscape. Tendenze della fotografia post-jugoslava 1991-2011 è una prima assoluta. La prima volta, infatti, che un’esposizione si prefigge di dare un quadro geograficamente completo della fotografia post-jugoslava d’impegno civile nel ventennio che va dal 1991 al 2011. Un periodo che riprende anni cruciali, quelli seguenti alla dissoluzione della Jugoslavia.

 

Il progetto di questa collettiva, voluta dall’Assessorato comunale alla cultura, promotore insieme con Photon, Centro per la Fotografia Contemporanea di Lubiana, e in collaborazione con il Craf di Spilimbergo, si avvale di molti partners istituzionali: a partire dal patrocinio del Presidente della Repubblica, dei Ministeri degli Esteri e dei Beni Culturali, con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Crup, mentre il Balkan Incentive Fund provvederà a esportare l’allestimento negli Stati della ex Jugoslavia e in Europa.

 

Aftermath. Changing Cultural Landscap, che si aprirà il 27 ottobre nel Parco2 di via Bertossi, dove resterà allestita fino al prossimo 20 gennaio, riunisce trentasei autori per circa centosessanta immagini in rappresentanza dei sette Stati post-jugoslavi: Bosnia-Erzegovina, Croazia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia. La mostra raccoglie le riflessione artistiche intorno ai cambiamenti epocali che hanno segnato, in modo drammatico, le vicende della Federazione dissolta, degli stati successori e delle loro etnie: processi di transizione che hanno traumaticamente influito sulla vita degli individui, le guerre sanguinose degli anni Novanta, le loro conseguenze, le mutazioni economiche radicali, i nuovi valori sociali.

 

La mostra ha avuto origine dal dibattito sulla disintegrazione della Jugoslavia, vista attraverso le lenti dell’arte fotografica contemporanea. Spiegano i curatori Miha Colner e Dejan Sluga: «Abbiamo invitato artisti che a nostro parere hanno creato documenti visivi speciali di un tempo e di un luogo e che dal loro approccio soggettivo hanno catturato la realtà a un livello percettivo più complesso di quello fornito solitamente dal medium fotografico.

 

Relativamente alla concezione del progetto implicita nel titolo, cercavamo gruppi di opere multi-livello e dedicate a temi generali di cambiamento sociale e politico, di ri(e)voluzione culturale ed economica, come pure a storie esistenziali individuali. All’interno di questa cornice concettuale abbiamo prestato particolare attenzione alle opere che pongono in primo piano le questioni estetiche relative al ruolo della fotografia come documento oppure che considerano la fotografia principalmente un medium della pratica artistica contemporanea. Noi speriamo che il progetto Aftermath contribuisca anche in parte a fornire un’immagine esauriente del mondo in cui viviamo e a dare risposta alla domanda su cosa la fotografia contemporanea ci possa veramente dire riguardo allo “stato delle cose”, e in che misura essa sia più o meno efficace di altri media nel cercare, da un lato, di documentare la realtà, e nell’essere dall’altro astrazione artistica e concettuale».

 

La mostra, che sarà affiancata da una ricca attività di eventi collaterali programmati con le principali realtà culturali di Pordenone (Centro Iniziative Culturali Pordenone, Cinemazero, Irse,pordenonelegge.it, Teatro Comunale Giuseppe Verdi, Thesis), sarà presentata ufficialmente giovedì alle 12 nell’ex convento di San Francesco.

 

(fonte “Messaggero Veneto” 16 ottobre 2012)

 
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