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Noi Esuli offesi dalla Provincia

da Il Giornale del 17 aprile 2010

Preg.mo dott. Lussana,

ho seguito con molta attenzione tutte le polemiche che sono scaturite della posizione assunta dall'Associazione Venezia Giulia e Dalmazia in merito alla tavola rotonda organizzata dall'Assessore Devoto sulle Foibe. Innanzitutto vorrei puntualizzare alcuni aspetti: a) abbiamo voluto dare seguito alle rimostranze dei nostri associati sono dopo la conclusione della tornata elettorale proprio per evitare che queste potessero essere strumentalizzate ai fini politici, b) sicuramente la nostra Associazione avrebbe presenziato alla tavola rotonda se fosse stata ufficialmente invitata a partecipare con diritto di parola. Non abbiamo paura di confrontarci su un tema così scottante come quello delle Foibe e dell'esodo dai Giuliano Dalmati a seguito del trattato di pace del 1947.

L'assessore Devoto e l'Avv. Ricci hanno invitato persone di origine e cultura slovena (entrambi gli oratori ufficiali insegnano presso l'Università del Litorale di Capodistria, città attualmente slovena, in particolare Joze Pirjevec è membro dell'Accademia slovena delle arti e delle scienze e capo del dipartimento di storia di quell'Università) che hanno scritto e continuano a scrivere che le Foibe furono un fatto dovuto ad una specie di rappresaglia contro gli orrori perpetrati dai fascisti in territorio jugoslavo durante l'ultimo conflitto mondiale e che non vi fu alcuna persecuzione etnica da parte slava nei confronti degli italiani. Tesi quest'ultima molto cara all'Assessore Devoto. Vorrei dare alcuni numeri ufficiali basati su fonti croate, slovene ed italiane: 7200 furono i nominativi di quanti perirono nelle foibe (tra questi vanno annoverati donne e bambini oltre a cittadini italiani, e partigiani) a questi debbono aggiungersi circa altre 10.000 persone scomparse e di cui non si è più avuto traccia nel periodo 1943-1947. Con queste morti si dovrebbe considerare anche un numero imprecisato di soldati italiani trucidati durante la rotta conseguente l'8 settembre 1943 e le vittime degli eccidi perpetrati dai partigiani di Tito nei confronti dei partigiani italiani. Vorrei anche segnalare un numero imprecisato di italiani che unitamente a perseguitati politici, nel periodo 1948-1956, furono internati nei campi di concentramento di Tito. Uno di quelli più tristemente famosi (vero Gulag) è l'isola di Goli Otok o Isola Calva, in cui vennero deportate e persero la vita migliaia di persone, militari e civili, fascisti, antifascisti, membri della resistenza, numerosi reduci dai lager nazisti e persino molti comunisti italiani e non.

Se non vi fu una pulizia etnica, allora come si spiega la sistematica persecuzione, con incarceramento e talora con l'uccisione, dei membri del Cln? La scomparsa di persone di cui non si è più saputo nulla o finirono nelle foibe? Come si spiega l'esodo di 350.000 persone dalle coste istriane e dalmate? Si dimenticano gli esempi recenti della bestiale capacità di sterminio perpetrata dai croati e serbi nel Kosovo?

Gli esuli, per fuggire alla «slavizzazione» di quelle terre ma soprattutto per Paura degli eccidi individuali e di massa, lasciarono tutto per rifugiarsi in Italia portandosi addosso l'accusa di complicità nazionale con il fascismo. Ma l'odio dei nazionalisti sloveni nei confronti degli italiani ha radici molto antiche, già nel 1915 i giornali di lingua italiana scrivevano che prima o poi l'odio verso l'italiano, considerato un occupatore del suolo istriano, sarebbe esploso in modo violento e si preconizzava la volontà da parte slovena di riappropriarsi dei territori dove viveva una «minoranza» italiana.

Solo ad un Assessore alla Kultura, vetero comunista, può venire in mente di cavalcare la negazione di fatti che dovrebbero far parte della memoria come i fulgidi esempi di eroismo e di italianità mostrati durante l'esodo dall'Istria, Dalmazia e Fiume

In quest'anno in cui ci prepariamo alla commemorazione dell'Unità d'Italia. L'assunzione di posizioni negazioniste è indice di una incapacità di essere e sentirsi pienamente italiani. Un vero italiano deve sentirsi orgoglioso di appartenere ad una nazione e non dare credito a culture che non gli appartengono solo per perseguire una propria distorta visione dei fatti. Questo è ancor più triste quando rappresenta l'essere di un personaggio pubblico che copre importanti cariche di governo.

All'Assessore Devoto mi permetto di dire che l'italianità non si basa solo sulla mitizzazione della Resistenza anche se pagina gloriosa della storia italiana.

Claudio Eva, Presidente Provinciale dell'ANVGD di Genova

 
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