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Genova. L’immaginazione al potere: l’incredibile avventura fiumana

Nell’ambito del 19° Festival Internazionale di Poesia a Genova, martedì 18 giugno alle ore 22 nel Cortile Maggiore di palazzo Ducale avrà luogo la prima nazionale del reading-concerto "Fiume del mondo", dedicato all’impresa che D’Annunzio compì nel 1919. "Fiume del Mondo", di Andrea Nicolini e prodotto dal Festival, è la ricerca di un filo di identità personale: il nonno infatti, ufficiale di marina, durante la marcia su Fiume fu tra le truppe che seguirono Gabriele d’Annunzio. E visse quello stravagante, ricco, sfolgorante periodo di libertà scatenata che durò quasi due anni.


Da “città olocausta”, come l’aveva definita d’Annunzio, Fiume divenne la “Città di Vita” dove tutto era consentito, anche e soprattutto quel che la mentalità dei benpensanti giudicava immorale. Ispirazione primaria del testo di Nicolini è il libro illuminante di Claudia Salaris “Alla festa della rivoluzione”, e insieme a questo il contraltare il testo di Paolo Santarcangeli, fiumano e presente agli avvenimenti da bambino, “Il porto dell’aquila decapitata”.


Sono queste due le principali fonti di informazione, oltre alle notizie che giravano in casa, alle medaglie e alle foto appese sui muri di famiglia, le notizie smozzicate ma non meno interessanti. “Fiume del mondo” è quindi l’appassionante racconto della mitica avventura della presa di Fiume e della sua breve repubblica, un lungo e febbrile carnevale all’insegna della festa e della provocazione in linea con le avanguardie del tempo, un momento “insurrezionale” come lo sarà il Sessantotto. Un racconto dalla parte degli “scalmanati” che vi accorsero a vivere una vita-festa fatta di bravate futuriste e di utopie, di trasgressione sessuale e di pirateria, di gioco e di guerra. In questa luce, Fiume è un capitolo significativo di quella cultura della rivolta che ha caratterizzato il Novecento. Non a caso, il primo telegramma di felicitazioni per la presa di Fiume arrivò proprio dal gruppo dadaista di Berlino e i Futuristi accorsero in massa a sostenere la possibilità di portare l’arte al potere.


Abbiamo voluto celebrare il 150° anniversario della nascita di D’Annunzio con la sua opera più sorprendente - racconta Pozzani, direttore del Festival - un’avventura che è stata una fonte d’ispirazione di tanti fermenti creativi del Novecento. La lettura che ne dà Nicolini è quanto mai stimolante e fa conoscere un D’Annunzio all’apice della sua utopia. Lo spettacolo è anche un viaggio musicale, curato e suonato dal Duo Novecento di Gianluca Nicolini al flauto traverso e Fabrizio Giudice alla chitarra. Non dimentichiamo infatti che il grido più forte che si leva da Fiume è: “Gli artisti al potere”.


Accanto a pagine di Stravinskij, Malipiero, Bartok, Viozzi, Margola, Mascagni, entrano nella storia anche pezzi popolari e canzoni dell’epoca, cantati da Andrea Nicolini. “Gastone” di Petrolini, “Si fa ma non si dice”, “Le campane di San Giusto”. Gli arrangiamenti sono tutti di Fabrizio Giudice.


(fonte www.sevenpress.com 17 giugno 2013)

 
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